Dove ha inizio l'illusione...

Da qualche tempo va diffondendosi la bizzarra teoria secondo la quale la Terra non sarebbe uno sferoide in rotazione su se stesso ed orbitante attorno al sole, bensì un disco piatto ed immobile, coperto da una cupola di materiale ignoto. Il centro di questo disco sarebbe occupato dall'artico, mentre l'antartico rappresenterebbe uno smisurato anello di ghiaccio che ha la funzione di contenere le acque degli oceani.

Coloro che credono in questa teoria, i flat-earthers, sostengono che l'intera popolazione mondiale sia da sempre indottrinata da una elìte imperante che ci manipola attraverso le scuole, i mass media e, in special modo, la NASA che avrebbe il ruolo chiave di produrre finte missioni spaziali e finte immagini dello spazio. La Terra sferica sarebbe un inganno propinatoci fin da piccoli per non consentirci di conoscere la verità. Per corroborare il loro credo e per fare proseliti, da qualche tempo i flat-earthers stanno inondando internet di materiale multimediale che proverebbe, secondo quanto sostengono, la Terra piatta. Nonostante queste presunte prove siano campate in aria, riescono comunque a confondere ed a fare presa su molte persone che, per le ragioni più disparate, non sono equipaggiate con sufficienti conoscienze logico-matematiche utili a smascherare la truffa.

Sono convinto che nel movimento dei flat-earthers ci siano molte persone genuinamente convinte che la Terra sia piatta, ma risulta abbastanza evindente che a capo di questa faccenda ci sia qualcuno che ci sta lucrando.

NOVITA'!: Finalmente, un po' di restyling del blog! Adesso potrete accedere agli articoli pubblicati, attraverso la home page, semplicemente cliccando sulla icona relativa

domenica 18 agosto 2019

American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - seconda parte



Eccoci al terzo appuntamento dedicato al documentario American Moon, di Massimo Mazzucco.

Ci eravamo lasciati la volta scorsa con l'analisi di tre prove presentate dai debunker ed abbiamo visto come le obiezioni di Mazzucco fossero del tutto inconsistenti.

Continuiamo con le prove dei debunker, che Mazzucco ritiene non valide.

In questo articolo affronterò solo due punti riportati nel documentario, dal momento che le argomentazioni offerte dall'autore sono tante e vale la pena affrontarle in maniera adeguata.

Lo stile sarà quello descritto nell'articolo precedente.

Cominciamo subito:

Roccia lunare recuperata durante la missione Apollo 15

4.Le rocce lunari provano gli allunaggi

Con i 6 allunaggi, gli astronauti hanno riportato sulla Terra ben 382 kg di rocce lunari.  Pensare di  poter falsificare questo materiale è alquanto impossibile, per via delle peculiari caratteristiche morfologiche e di composizione chimica degli esemplari riportati. Quindi, le rocce lunari sono una chiara evidenza del fatto che gli astronauti siano realmente stati sulla luna.

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M. Mazzucco
Le presunte rocce riportate dagli astronauti possono tranquillamente provenire dagli asteroidi lunari rinvenuti in Antartide qualche anno prima da una spedizione americana alla quale partecipò anche Wernher Von Braun (sarà un caso?), come riporta la New World Encyclopedia.

Oppure, possono essere state prelevate da una sonda automatica che le ha riportate sulla Terra, come fecero i sovietici con le missioni Luna16, 20 e 24.
Modello di robot per la raccolta di rocce lunari inviato dai sovietici con il Luna 16

Esiste anche la possibilità che le pietre lunari siano state ricreate artificialmente in laboratorio sulla Terra, come suggerisce Bill Wood, un ingegnere aerospaziale. 

Inoltre, esiste il famoso caso della pietra lunare regalata all’ambasciatore olandese dagli astronauti in visita e che risulta essere un pezzo di legno pietrificato. Quindi può essere che molte di queste siano proprio false.
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FE DELUSION
Mazzucco presenta diverse spiegazioni che, secondo lui, invaliderebbero la prova delle rocce lunari. Le analizzerò una per una mostrandovi come siano assolutamente inconsistenti

Cominciamo dalla prima:

- le rocce presentate dalle missioni apollo sarebbero quelle rinvenute in Antartide da Von Braun.

A parte che non si capisce bene quale rilevanza possa avere nominare la presenza dello scienziato tedesco in Antartide per corroborare la tesi dei meteoriti lunari spacciati come materiale raccolto sulla luna (non mi risulta che Von Braun fosse un geologo) ma esistono diversi motivi per i quali questa storia non sta in piedi:

1. La prima roccia lunare proveniente dall'Antartide è stata identificata nel 1979 (Yamato 791197)

Prima roccia lunare proveniente dall'Antartide identificata nel 1979
Il fatto che gli americani si misero alla ricerca di meteoriti lunari nel 1967 non vuol dire che ne trovarono. Questa cosa non si evince in nessuna maniera dalla frase riportata dalla New World Encyclopedia

Cercare non vuol dire Trovare.

2. Le rocce lunari in Antartide sono piuttosto rare ed è abbastanza inverosimile che gli americani possano averne trovate per 382 kg.

3. Le rocce trovate in Antartide riconosciute come provenienti dalla luna sono diverse da quelle riportate dalle missioni Apollo.

Le rocce presentano delle spiccate differenze: i meteoriti che si trovano sulla Terra sono profondamente alterati durante l'attraversamento incandescente ad alta velocità dell'atmosfera. La loro superficie è parzialmente fusa, erosa e levigata. 

Una volta a terra, queste rocce sono sottoposte agli agenti atmosferici e modificate chimicamente dall'interazione con l'aria. Le rocce prelevate sulla luna dalle missioni Apollo sono invece frastagliate e incontaminate. La loro superficie presenta crateri microscopici prodotti dall'esposizione al vento solare.


Meteorite ritrovato in Antarctica. Credit: ANSMET, 2017
Qui potete trovare una analisi delle rocce lunari eseguita da una università americana. Viene spiegato anche il perché le rocce riportate dagli astronauti non possono essere quelle recuperate in Antartide:

Sia ben chiaro che nemmeno la rimozione dello strato superficiale delle rocce antartiche sarebbe comunque utile a farle passare per esemplari raccolti sulla luna. Lo strato superficiale delle rocce prelevate sulla luna presentano delle caratteristiche che non sono rintracciabili negli strati più interni. L'assenza di queste caratteristiche superficiali sarebbero evidenti a qualsiasi geologo.

Insomma, le rocce antartiche non possono essere in nessuna maniera scambiate come rocce prelevate sulla luna.

Passiamo al secondo punto:
- le rocce possono essere state prelevate da sistemi automatizzati come fecero i sovietici.

Questa idea è semplicemente assurda.  

A parte che non c'è nessuna traccia di possibili missioni americane per il prelievo automatizzato di materiale dalla luna, ma basterebbe solo riflettere sui quantitativi di roccia riportati dai sovietici sulla Terra in questa maniera per abbandonare all'istante questa fantasia:

- Luna 16, 101 grammi
- Luna 20, 30 grammi
- Luna 24, 170 grammi

Per un totale di 301 grammi.

Agli americani sarebbero servite più di mille missioni simili a quelle russe per riportare 382 kg di rocce!!!!

Veniamo all'ultimo punto:
- Le rocce sono state prodotte artificialmente.

La possibilità che questa cosa sia avventua è stata ampiamente smentita da esperti come il professor Trevor Ireland dell’Australian National University, il quale spiega chiaramente che tentare di riprodurre le rocce lunari avrebbe dei costi astronomici e sarebbe comunque un monumentale fallimento.


L’ingegnere aerospaziale citato da Mazzucco, Bill Wood è un ingegnere aerospaziale, non mi risulta essere anche un minerologo, un petrologo o un geologo, quindi non credo che la sua opinione possa avere alcuna rilevanza sull'argomento.

La questione delle rocce lunari si conclude con la storia del pezzo di legno pietrificato esposto in un museo olandese e spacciato come roccia lunare.
Non mi è affatto chiaro per quale motivo Mazzucco abbia voluto includere questa storia nel suo documentario: Il fatto che questo falso possa provenire dagli astronauti in visita è una leggenda metropolitana non supportata da nessuna evidenza. Gli astronauti non erano autorizzati a regalare in giro rocce lunari e non ci sono altri casi documentati in cui l'abbiano fatto.

Penso che possiamo archiviare anche questo tentativo di Mazzucco di smontare la prova delle rocce lunari che rimane assolutamente valida.

Occupiamoci della prova successiva:

5. I panorami mostrati nelle foto scattate dagli astronauti rappresentano una prova degli allunaggi


I paesaggi immortalati dagli astronauti in foto e video, sono chiaramente molto ampi e non entrano di certo in un set cinematografico. Il debunker Paolo Attivissimo mostra la "strisciata" fotografata da Aldrin che abbraccia una ampia porzione del panorama nel quale il modulo lunare è molto piccolo. E’ davvero difficile credere che una vista simile possa essere simulata in uno studio, soprattutto con le tecniche cinematografiche dell'epoca.
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M. Mazzucco
Panorami simili a quelli che si trovano nel materiale fotografico prodotto dagli astronauti sono facilmente riprodotti in cinematografia, come nel caso del film Magnificent Desolation: Walking on the Moon 3D, prodotto da Tom Hanks nel 2005.


Le immagini del set dove è stata girata la scena mostrano come lo spazio dell’allunaggio cinematografico sia estremamente contenuto. 


La tecnica usata è quella di creare uno sfondo finto creando una illusione. Oggigiorno si utilizzano greenscreen in computer grafica, mentre in passato, questi fondali venivano proiettati su uno schermo riflettente attraverso una tecnica chiamata Front Projection.




Un esempio di applicazione di questa tecnica è la scena iniziale di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrik, dove si vedono degli ominidi in primo piano che si muovono su uno sfondo costituito da una savana che sembra sconfinata.


Un modo per riconoscere la presenza di questa tecnica è quella di individuare una netta linea di separazione tra il terreno reale e quello proiettato.


La presenza di tale linea di separazione è riscontrabile in moltissime foto di quelle scattate sulla luna...


ed è addirittura presente una panoramica a 360°. Com'è possibile che questa linea viaggi tutta attorno allo scatto? 


O gli astronauti sono atterrati su un tronco di cono separato dalle montagne circostanti, oppure la ripresa è stata fatta in uno studio.


A quei tempi, le case cinematografiche di Hollywood avevano predisposto anche sistemi con fondali in set cinematografici con fondali dipinti che potevano tranquillamente simulare essere utilizzate per realizzare le scene con il rover lunare.

Il noto direttore ed operatore della fotografia, Nicola Pecorini, ha confermato come è assoultamente possibile realizzare scenari che simulano spazi così ampi attraverso l'utilizzo dei backdrop, ovvero i fondali dipinti.

Un’altra tecnica che può essere stata utilizzata è quella della miniaturizzazione.
Le ripartenze dal suolo lunare dei LEM, ad esempio, sembrano proprio essere dei modellini miniaturizzati.


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FE DELUSION
Tanta carne al fuoco in questo punto sulle tecniche cinematografiche.

Innanzitutto partiamo dalla panoramica composita scattata da Aldrin e mostrata da Paolo Attivissimo.
In che modo Mazzucco la affronta? Semplicemente ignorandola.

Quella è una panoramica ottenuta a ventaglio attraverso otto scatti, come si evince da questo documento ufficiale della missione Apollo 11 dove, per altro, sono riportate tutte le riprese fotografiche con i relativi codici per ciascuno scatto.
 
Mappa preliminare riportante la posizione delle riprese e scatti fotografici effettuati sul sito durante le attività extraveicolari dell'Apollo 11

Scatti di Aldrin dalla posizione 5 utilizzati per costruire il panorama.
Cosa può avere a che fare questa situazione con il Front Projection? Assolutamente nulla.
Oltretutto, in questo panorama mancano anche le famigerate linee che dovrebbero separare la scena dal fondale. Ma ne parleremo tra poco.

Entriamo un attimo nel merito della scena del film "Magnificent Desolation" del 2005.
La somiglianza con l'originale è davvero buona, ma c'è un problema: 
la tecnica di ripresa non ha veramente nulla a che fare con il Front Projection.

I fondali sono stati elaborati al computer ed aggiunti con la tecnica del green screen. Anche qui, mancano le famigerate linee di separazione. 



Qui trovate tutti i dettagli da parte della casa di produzione AGRAPHA PRODUCTION: http://www.agraphafx.com/series/ag_magdes_fx/

Le tecniche cinematografiche utilizzate per realizzare questo film non erano ancora state sviluppate. Perché citare questo film, allora, se non rispecchia lo stato dell'arte della cinematografia all'epoca degli allunaggi?

Sia ben chiaro: Questa scena sarebbe stata impossibile da realizzare con il Front Projection e lo si può capire solo comprendendo come questa tecnica funziona. 

Vediamo il perché.

Come funziona i Front Projection?

L'elemento chiave del Front Projection è un fondale molto particolare realizzato dalla 3M chiamato Scotchlite, fatto di micro specchi che rimandano la luce al 95% nella stessa direzione di provenienza.

Per intenderci, è lo stesso materiale di cui sono fatte le fasce dei giacchini per la sicurezza:


Perché questo telo diventò così utile? In virtù della sua peculiarità di riflettere direzionalmente la luce, era possibile illuminare il personaggio in primo piano senza che la luce andasse a creare problemi sullo sfondo. 

L'impiego del telo, però, non era sufficiente. perché c'era un problema abbastanza evidente da risolvere: l'oggetto in primo piano, faceva ombra sullo sfondo

Ombra dell'oggetto in primo piano sullo sfondo in un Front Projection
La soluzione trovata era  quella di far combaciare  la posizione della telecamera di ripresa con il proiettore. 
Questa sovrapposizione ovviamente, non poteva essere ottenuta fisicamente.Venne quindi utilizzato lo stratagemma di posizionare uno pannello a 45° tra le linee di proiezione e di ripresa, che da un lato fosse specchiante (faccia rivolta verso il proiettore|) e dall'altro fosse trasparente (faccia rivolta verso la cinepresa). 
In questa maniera era possibile allineare i fasci luminosi verso e dal fondale e quindi fare in modo che lo stesso oggetto in primo piano si sovrapponesse perfettamente sull'ombra che produceva rispetto alla telecamera.



Capite bene come, essendo tutto necessariamente fisso e misurato, questa tecnica sia assoltuamente statica e non può essere utilizzata per simulare le scene e le panoramiche delle passeggiate lunari. Gli attori devono stare necessariamente davanti allo schermo in primo piano nello spazio a loro designato, perché il fondale è quello. 

La cosa non ha veramente alcun senso quando si vogliono giustificare panoramiche e scatti a 360° con questa tecnica.



Veniamo, finalmente, alle presunte linee di stacco tra scena e fondali. 
A parte il fatto che, come già dimostrato con la panoramica di Aldrin, non tutte gli scatti presentano questa linea di stacco. Di scatti come questi in cui non si ravvisa alcuna linea di stacco ce ne sono tantissimi.
Aldilà del fatto che la tecnica del Front Projection sia molto limitata ma, se fosse stata realmente utilizzata, dovremmo vedere la linea di stacco in tutte le foto, non solo in alcune, ma non è così. 

Il fatto di prendere gli esempi che corroborano la tua tesi scartando quelli che la demoliscono si definisce cherry picking ed è un classico bias di conferma.

Il ragionamento secondo il quale la linea continua per 360° dimostrerebbe il falso, perchè altrimenti gli astronauti si dovevano trovare su di un tronco di cono è altrettanto ridicola.
Lo stesso effetto si avrebbe nel caso in cui gli scatti fossero stati effettuati da una depressione del terreno e questa è una condizione piuttosto normale sulla luna.

La cosa che non funziona per niente nel discorso di Mazzucco è quella di attribuire la presenza di questa linea necessariamente alla presenza di un fondale.

Non può essere che quelle linee di stacco siano dovute a profili di dune o rialzi?
Vi faccio vedere delle immagini dove abbiamo le stesse linee di stacco sulla Terra, ma non ci troviamo assolutamente su di un set cinematografico:




Nell'ultima immagine, la linea di stacco potete scegliervela.

Insomma, è stata menzionata una tecnica cinematografica (Frontal Projection) che ha poco a che fare con gli scatti e le riprese eseguiti sulla luna e si rileva il tentativo di corroborare la tesi dell'impiego di questa tecnica forzando il ragionamento sulle linee di stacco come elementi esclusivi di presenti su un set cinematografico, quando invece questi possono essere del tutto naturali in un paesaggio privo di vegetazione.

Veniamo al primo contributo di un esperto, Nicola Pecorini, noto direttore ed operatore della fotografia. Mazzucco chiede a questo esperto se sia possibile simulare in studio scenari come quello con il rover in movimento. La risposta dell'esperto è affermativa.

Ma dov'è il problema in questo "contributo dell'esperto"?

Il problema sta nel fatto che la domanda viene posta in maniera da ottenere una risposta di tipo qualitativa e non quantitativa.

Nessuno mette in dubbio che scene simili a quella del rover possano essere realizzate in studio, ma esisterà pure un limite? Oppure, in base alle parole dell'esperto dobbiamo concludere che, all'epoca degli allunaggi, fosse possibile simulare con i fondali una scena nella quale il rover si muoveva indefinitamente?
Per quanto la finzione cinematografica dell'epoca potesse essere capace di simulare scenari ampi, il contributo di un esperto avrebbe dovuto chiarire in maniera categorica quali potevano essere i limiti delle tecniche utilizzate. Viene il sospetto che questo non fosse l'interesse dell'autore.

Siamo arrivati all'ultimissima argomentazione, la miniaturizzazione, appena sfiorata da Mazzucco con il discorso della ripartenza del lem, che sembrerebbe finta dal momento che non si vede la "fiammata", molto preponderante, invece, nelle partenze dei V5 dalla Terra.

Questo è un altro argomento fallace: siccome non si conosce la fisica che c'è dietro ad un determinato fenomeno, ci si abbandona ad interpretazioni infondate.

Le ripartenze dei lem sembrano anomale esclusivamente perché il propellente utilizzato è diverso dal mix di idrogeno ed ossigeno liquido impiegato nel vettore V5. 

Per la ripartenza dei lem dalla luna fu utilizzata una miscela ipergolica (idrazina e tetraossido di diazoto) che produce una fiamma estremamente contenuta. Lo stesso composto venne impiegato come propellente per i vettori delle missioni Gemini.

Come vedete, dalla sequenza, la fiamma del Gemini è veramente minima. Niente a che vedere con quella sprigionata dal V5 delle missioni Apollo. 

Bene, se adesso riflettete sul fatto che i moduli lem avevano una massa notevolmente inferiore e dovevano vincere 1/6 della forza di gravità rispetto al vettore del Gemini che partiva dalla Terra, comprenderete il perché la fiamma della ripartenza dei lem è praticamente invisibile.

Come avrete capito, anche questi due punti, con relativi sotto argomentazioni, non sono in nessuna maniera sufficienti a smontare le prove dei debunker.

Ci vediamo al prossimo articolo.

Restate in attesa...

lunedì 12 agosto 2019

Abusare della prospettiva per spiegare la terra piatta

Interrompo solo per un attimo la disamina del documentario di Mazzucco (ma lo riprenderò subitissimo, non vi preoccupate) per affrontare l'ennesimo abuso indiscriminato della prospettiva per giustificare la terra piatta.

Negli ultimi  giorni ho avuto una accesa discussione con un utente riguardo a dei suoi ragionamenti sulla possibilità di triangolare il sole.

La triangolazione del sole è impossibile, qualsiasi forma possa avere la Terra, trovandosi esso a circa 150 milioni di km dal nostro pianeta. I raggi solari ci arrivano pressoché paralleli da questa distanza, quindi non è possibile costruire un triangolo su osservazioni empiriche, avente come base due località e con vertice sul sole, né su globo, né su terra piatta. Tanti terrapiattisti hanno provato a farlo fallendo miseramente, costretti a mettere una pezza usando le scuse più ridicole, le solite: colpa della rifrazione e della prospettiva.

Siccome mi ritrovo per l'ennesima volta a dover spiegare il perché le discrepanze di una triangolazione non dipendono dalla prospettiva, ma da un modello farlocco, ovvero la terra piatta, ho deciso di fare un articolo sulla questione affinché il discorso sia chiaro per qualsiasi persona voglia ripetere il medesimo abuso e decida di venirmelo a presentare come giustificazione.

Entriamo subito nel merito.

Il ragionamento fatto da questa persona è il seguente:
  1. vado su time and date (o qualsiasi altro sito che può offrire tale informazione) e trovo la posizione zenitale del sole ad una determinata data (ora, giorno, mese ed anno).
  2. mi sposto sullo stesso meridiano (quindi, stessa longitudine) e prendo gli angoli di elevazione del sole relativi ad n stazioni a distanze progressive dallo zenit solare.
  3. attraverso i dati, verifico la possibilità di triangolare il sole sulla terra piatta (e, magari, anche sul globo).
Bene, sorvolando sul fatto che si stanno usando distanze prese dal globo per tentare di dimostrare la terra piatta, questo ragionamento è sostanzialmente corretto. Se la terra piatta fosse giusta ed il sole a qualche migliaio di km dalla superficie, dovremmo riuscire a triangolarlo attraverso questi dati.

Vediamo quali sono stati i risultati ottenuti da questa persona:


Come potete vedere, per ogni stazione, il sole si trova ad una quota diversa!
Questo dimostra in maniera inequivocabile che il sole non è triangolabile.

Per avere più chiara la questione, vi grafico questi dati:



Come potete notare, ogni linea che si incrocia con la verticale dell'azimut solare, intercetta un punto diverso.
Per qualche motivo, le quote del sole che risultano a me in base alle distanze ed agli angoli di elevazione sono leggermente diverse da quelle riportate in tabella ma, poco importa: 

E' lapalissiano che non esiste alcuna triangolazione del sole, non essendoci un punto sul quale convergono i puntamenti.

Pensate che questo sia sufficiente per convincere qualcuno che deve necessariamente giustificare la terra piatta? Ma nient'affatto!

Il punto, ovviamente, non si trova per PROSPETTIVA!

Veniamo alla bizzarra spiegazione che accompagna questa affermazione (ho raccolto il succo del discorso estrapolandolo da varie risposte):

"Gli angoli di elevazione sono eccome influenzati dalla prospettiva e questo per definizione stessa di prospettiva.
In un lungo corridoio, le linee degli spigoli tra il soffitto e le pareti non scendono fino ad incontrare quelle degli spigoli tra pavimento e pareti nel cosiddetto vanishing point?

L'elevazione dei luoghi dei punti degli spigoli tra soffitto e pareti, non diminuisce progressivamente fino ad arrivare praticamente a zero in corrispondenza di questo vanishing point?

Mentre la tangente di zero vale zero e porta a zero l'altezza visibile del soffitto questa, fisicamente, c'è ancora ed è la stessa di quella del punto di osservazione.
Qualcosa di analogo è ciò che credo possa succedere con il sole nei test che ho fatto a tutte le latitudini, i cui risultati sono la conseguenza dell'effetto della prospettiva così come la conosco io.
Ti ho fatto l'esempio del corridoio, rimaniamo lì.
Immagina che lungo lo spigolo soffitto/parete ci sia una lampadina che può scorrere lungo lo stesso.

Immagina adesso che io voglia calcolarmi con Pitagora l'altezza della lampadina dal pavimento in base alla posizione della lampadina stessa lungo lo spigolo. 

Condordi con me che ad ogni posizione della lampadina lungo il suo percorso otterrò risultati tutti diversi uno dall'altro, nonostante l'altezza del soffitto sia una ed una sola? 

E che questi risultati saranno sempre più piccoli fino ad arrivare praticamente a zero quando la lampadina non avrà raggiunto il vanishing point?

Questa è la logica dei miei test che trovano il loro senso nel concetto di prospettiva insito nel banale esempio che ti ho appena illustrato."

In attesa di sapere su quale testo di scienza della rappresentazione o di ottica venga data la definizione per la quale gli angoli di elevazione sono influenzati dalla prospettiva, analizziamo le corbellerie sopra riportate:

Come detto innumerevoli volte:
la prospettiva è una particolare rappresentazione della scena che si forma su un piano, generalmente ortogonale alla direzione della vista, ed intersecante le informazioni luminose che convergono verso l'occhio o verso l'obiettivo di un dispositivo ottico.

Semmai è la prospettiva a dipendere dagli angoli di elevazione e non viceversa.

Mi sto quasi stancando di ripetere e far vedere sempre le stesse immagini che chiariscono come si forma l'immagine prospettica, ma vedo che non è mai abbastanza:


La prospettiva deriva dagli angoli coni quali l'informazione luminosa raggiunge l'occhio e non viceversa.

Bene, la questione sulla quale questa persona pensa di far leva è il fatto che, quando un oggetto si allontana dall'osservatore mantenendo la medesima quota, l'angolo di elevazione si abbassa fino ad arrivare a zero  quando l'oggetto è, virtualmente, all'infinito.

Corretto, ma questo abbassamento non inficia in nessuna maniera la triangolazione!

Capiamo il perché:

Partiamo proprio dall'esempio delle luci e del corridoio fatte da uesta persona.

Come potete vedere, in questa prospettiva centrale, la fila di luci attaccate al soffitto del corridoio si abbassano a mano a mano che si allontanano dall'osservatore:



 Se adesso guardiamo una proiezione ortogonale laterale e vogliamo riportare gli angoli di elevazione delle lampade rispetto ad un punto a terra all'inizio del corridoio otteniamo questo:


Come potete vedere, gli angoli delle linee congiungenti gli oggetti con il punto di riferimento si abbassano a mano a mano che le lampade si allontanano.

Ma qui non stiamo facendo ancora una triangolazione!

Non possiamo determinare la quota delle lampade avendo una sola stazione. Ce ne serve almeno una seconda.


Quindi possiamo verificare che le luci si trovano tutte ad altezza h, incrociando i puntamenti delle due stazioni.

La prospettiva gioca qualche ruolo in queste triangolazioni? 
NESSUNA. Anzi, possiamo proprio dimenticarci che la prospettiva esista.

Ma, andiamo a prendere un caso simile a quello relativo alla tabella presentata.
Prendiamo un'unica lampada in fondo al corridoio e la triangoliamo attraverso diverse stazioni.


Come potete vedere, dalle 4 stazioni A-B-C-D partono le linee che convergono in un unico punto dove si trova la lampada. Gli angoli di elevazione riflettono coerentemente la bontà della triangolazione. Non "sballano" come gli angoli riportati nella tabella sopra e non sono affatto influenzati dalla prospettiva, per quello che voglia significare nella mente di chi ha scritto tale assurdità.

Ma la questione non si conclude qui, perché mi sino preso anche la briga di verificare la coerenza di questi dati sul modello sferico.

Cosa ci attendiamo? 

Molto semplicemente che i puntamenti risultino paralleli alla linea di azimut del sole. Come abbiamo detto, il sole è a 150 milioni di km e se tentiamo di triangolarlo dalla Terra non possiamo che ottenere dei puntamenti paralleli.

Ed ecco ciò che risulta da una graficazione dei dati sul globo terrestre:



Per chi vuole capire, la questione è di una chiarezza disarmante.

Chi, invece, vuole dimostrare contro qualsiasi evidenza che la terra è piatta, continuerà a non capire nulla, costruendo  un mondo fantastico fatto di regole della prospettiva inesistenti.

venerdì 9 agosto 2019

American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - prima parte



Continuiamo il discorso aperto con il primo articolo introduttivo sul documentario American Moon di Massimo Mazzucco.

Analizzando le argomentazioni presentate nel video, mi sto accorgendo che ci sono moltissime questioni da chiarire.

Poichè preferisco mantenere snelli gli articoli non mettendo troppa carne al fuoco e lasciando i lettori digerire un po' alla volta gli argomenti, tratterò 2-3 punti del documentario alla volta, il che significa anche che questa disamina del documentario di Mazzucco richiederà molto di più di una manciata di articoli.

Seguendo sempre l'ordine del video, in questo secondo articolo analizzerò le prime 3 prove dei debunker a favore degli allunaggi.

Questo e gli articoli successivi saranno strutturati in questa maniera: farò una sintesi delle argomentazioni dei debunker e delle obiezioni di Mazzucco, alle quali seguiranno, di volta in volta, le mie osservazioni. Fintanto che gli argomenti del video saranno organizzati per punti, la struttura degli articoli rimarrà tendenzialmente la stessa.

LE PROVE A FAVORE DELL'ALLUNAGGIO
 
Nella prima parte del suo documentario, Mazzucco presenta una selezione di argomentazioni proposte da vari debunker, da Paolo Attivissimo al team di Mythbusters, per le quali solleva una serie di ragionamenti e controdeduzioni che ne inficerebbero la validità.

Vediamo quali sono questi punti:

1. Perché i russi non denunciarono il falso allunaggio?


I Sovietici avevano i mezzi per verificare i segnali provenienti dalla luna. In clima di guerra fredda, sarebbero stati invogliati a smascherare i loro diretti concorrenti. Perché non l’hanno fatto, accettando che gli americani acquisissero falsamente il primato dell'allunaggio? 

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M.Mazzucco
I russi si trovavano in una posizione in cui nessuno li avrebbe creduti se avessero denunciato l’imbroglio americano. Per il mondo intero, l’Unione Sovietica aveva perso la corsa allo spazio, quindi dichiarare apertamente che gli americani avevano falsificato tutto sarebbe apparsa come la scusa bruciante del perdente. Con mezzo miliardo di persone che avevano assistito allo sbarco sulla luna, sarebbe stato molto facile zittire gli eventuali accusatori.

Inoltre, per i sovietici fu conveniente non denunciare il falso americano: le due superpotenze iniziarono il processo di disgelo attraverso il trattato di cooperazione per le missioni nello spazio, firmato da Nixon e Brezhnev nel 1972 ed a meno di un anno dall’ultima missione Apollo, gli astronauti americani si recavano in Russia per incontrare i loro colleghi sovietici. Quindi i russi non avevano più nessun interesse nello smascherare l’inganno. Semmai, la denuncia l'avrebbe dovuta fare qualche nazione avulsa alla competizione in corso, ma non ci fu. 
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FE Delusion
Trovo piuttosto debole questa argomentazione di Mazzucco.
Se gli americani stavano mentendo, i sovietici lo avrebbero sicuramente saputo fin dalle loro missioni preparatorie. Come abbiamo visto nel precedente articolo, gli Stati Uniti avevano già attraversato le fasce di Van Allen ed orbitato attorno alla luna sia con l'Apollo 6 (senza equipaggio), sia con l'Apollo 8 e l'Apollo 10 (con equipaggio).

I russi si attrezzarono forse anche meglio dei loro rivali per fare il tracciamento delle missioni spaziali e monitorarono fin da subito tutte le missioni statunitensi, come si evince dall'articolo pubblicato da E. Molotov sulla rivista Novosti Kosmonavtiki n.271 del 2005.



Qui trovate l'articolo in lingua originale:
http://novosti-kosmonavtiki.ru/mag/2005/1045/24532/
 
Qui, trovate una immagine dell'articolo tradotto in italiano:
Come si evince dall'articolo, i sovietici realizzarono ad-hoc un sistema di ricezione dei segnali provenienti dalle missioni Apollo presso un osservatorio in Crimea ed iniziarono ad abbandonare l'idea di allunare fin dalla missione Apollo 8 americana!

Escludendo l'allunaggio, l'Unione Sovietica era abbondantemente in vantaggio nella corsa allo spazio rispetto ai loro rivali avendo conquistato tutti i primati possibili prima dello sbarco lunare americano e continuarono a conquistarne anche dopo. Inoltre, i russi  sapevano perfettamente che le fasce di Van Allen erano attraversabili, avendo inviato due testuggini sulla sonda ZOND 5 nel 1968, tornate vive e vegete sulla Terra dopo un passaggio attorno alla luna.
Di seguito, riporto un elenco dei principali primati sovietici, prima e dopo lo sbarco dell'Apollo 11:
 
  • Primo missile intercontinentale (Semeyorka R7) 
  • Primo satellite (Sputnik 1)
  • Primo animale in orbita, Laika (Sputnik 2)
  • Prima persona lanciata nello spazio: Jurij Gagarin (Vostok 1)
  • Prima missione con due navette con equipaggi che si avvicinano nello spazio (Vostok 3 e 4)
  • Prima donna nello spazio, Valentina Vladimirovna Tereškova sul (Vostok 6)
  • Primo equipaggio di tre persone (Voschod 1)
  • Prima attività extraveicolare, Aleksej Archipovič Leonov (Voschod 2)
  • Primo attracco orbitale di due equipaggi umani con cambio di equipaggio (Sojuz 4 e 5)
  • Primo lancio di una sonda verso un altro corpo celeste (Luna 1)
  • Prima sonda sulla Luna (Luna 2)
  • Prime immagini del lato nascosto della Luna (Luna 3)
  • Prima sonda lanciata sul pianeta Venere (Venera 3)
  • Prima sonda lanciata sul pianeta Marte e invio di dati dal pianeta (Mars 3)
  • Prima sonda in orbita attorno alla Luna (Luna 10)
  • Prima sonda tornata sulla Terra da un altro corpo celeste (Luna 16)
  • Primo rover spaziale (Lunochod)
  • Prima stazione spaziale orbitante (Salyut 1)
  • Prima attività extraveicolare di una donna nello spazio da una stazione spaziale, Svetlana Evgen'evna Savickaja (Salyut 7)
  • Prima stazione spaziale abitata permanentemente da equipaggio umano (Mir)

Se ne avessero avuto la possibilità, i sovietici avrebbero fatto carte false per strappare agli americani quello che era il loro unico primato. Farlo avrebbe ribadito in maniera indiscutibile la supremazia ideologica, tecnologica e militare dell’Unione Sovietica. Il problema è che non potevano farlo, perché sapevano perfettamente, grazie al loro monitoraggio, che le missioni americane erano vere.

Veniamo, adesso, agli accordi del 1972 tra russi ed americani.

Non mi è molto chiaro quale possa essere il motivo di citare questo evento per invalidare le argomentazioni dei debunker. Semmai, la stipulazione di un trattato tra le superpotenze significava che i russi avevano riconosciuto pubblicamente l'allunaggio americano.

Per quale motivo i russi avrebbero mai dovuto fare accordi con gli Stati uniti sapendo che gli americani non solo si trovavano indietro ma avevano anche imbrogliato?

Questa è una domanda alla quale non saprei veramente darmi una risposta. Anche citare la mancanza di una denuncia da parte di qualche istituzione terza non corrobora molto la tesi di Mazzucco perché, al contrario, esistono testimonianze a favore dell'allunaggio da parte di fonti indipendenti:
L'allunaggio dell'Apollo 11 venne tracciato dall'osservatorio britannico Jodrell Bank dell'Università di Manchester.

Radiotelescopio Lovell presso l'osservatorio di Jodrell Bank
https://www.jodrellbank.net/20-july-1969-lovell-telescope-tracked-eagle-lander-onto-surface-moon/

Inoltre, le immagini in diretta dell'allunaggio vennero ricevute e  ritrasmesse da un'altra istituzione indipendente, ovvero l'osservatorio australiano Parkes nel Nuovo Galles del Sud. Ebbene sì, le immagini in diretta dai primi passi di Armstrong ed Aldrin sulla luna arrivarono da una fonte che non era sotto il controllo della NASA!!!

Osservatorio astraliano di Parkes, ne Nuovo Galles del Sud
https://www.industry.gov.au/news-media/australian-space-agency-news/australia-and-the-first-moon-landing

Di seguito, potete consultare ulteriori link relativi ad altre testimonianze del tracciamento delle missioni Apollo da altre fonti indipendenti:

http://pages.astronomy.ua.edu/keel/space/apollo.html
https://www.vofoundation.org/blog/lunar-eavesdropping-two-men-a-radio-and-apollo-11-part-i/ https://www.vofoundation.org/blog/lunar-eavesdropping-two-men-a-radio-and-apollo-11-part-ii/

Alla luce delle informazioni trovate, mi sembra assolutamente indubbia la validità dell'argomentazione dei debunker. Proseguiamo con il punto successivo.
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2. Com'è possibile che, con oltre 400mila dipendenti NASA, nessuno di questi abbia parlato?


Dato l'elevato numero del personale coinvolto in questo presunto inganno, qualcuno, prima o poi, avrebbe sicuramente parlato. Non è possibile che in un progetto che coinvolge così tante persone, nessuno abbia denunciato che si trattava di un inganno.

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M.Mazzucco
La preparazione di vasti progetti, come potevano esserlo le missioni spaziali, è realizzata a compartimenti stagni. I dipendenti della NASA avevano solo conoscenze relative al prorpio campo di competenza e quindi potevano tranquillamente non essere a conoscenza dei piani di falsificazione del programma da parte di chi ne era a capo. Questa condizione riduce drasticamente il numero di individui dietro all'inganno dei falsi allunaggi. 

I dipendenti della NASA potevano facilmente essere ingannati loro stessi, esattamente come il resto della popolazione mondiale. Se la trasmissione dell'allunaggio stava provenendo da una postazione sulla Terra, magari pre-registrata, e veniva diffusa a livello mondiale attraverso la rete satellitare, nemmeno loro se ne sarebbero accorti.

Si possono fare degli esempi sul come un inganno o una truffa possano essere perpetrati da un singolo individuo o da un numero limitato di persone. Basti pensare al giocatore che si vende una partita all'insaputa dei suoi compagni di squadra e lo scandalo delle emissioni contraffatte delle automobili Volkswagen, di cui i dipendenti erano assolutamente ignari. E' assolutamente possibile che questo sia accaduto con le missioni Apollo.

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FE Delusion
Anche questa argomentazione di Mazzucco non sta in piedi.
Innanzitutto, vorrei ricordare quali sono le ragioni addotte dai vari complottisti per le quali le missioni Apollo sarebbero state falsificate.

I motivi sono essenzialmente due:
  • Gli americani non erano tecnologicamente pronti a mandare degli astronauti sulla luna
  • Esistono dei problemi insormontabili (le fasce di Van Allen) che non avrebbero permesso a nessuno di  portare un essere vivente sulla luna.

Esisterebbe una terza motivazione, ma che non ha nemmeno alcun senso approfondire in questa disamina, data la sua più completa assurdità: la NASA avrebbe mentito perché la Terra è piatta.

Bene, quindi se ci accorgiamo che questi 2 punti non sono validi vuol dire che, in effetti, non c'era nessuna ragione per la quale la NASA avrebbe dovuto mentire.

Per quale motivo un ente spaziale dovrebbe falsificare le sue missioni se ha verificato di poterle portare a termine con successo? 
 
Il fatto che le argomentazioni complottiste sopra riportate non sono valide si evince dai seguenti fatti:

Come mostrato nella parte introduttiva, gli americani testarono l'affidabilità di ogni fase, dall'allunaggio al ritorno sulla Terra, prima di mandare un equipaggio sul suolo lunare. Se ci fosse stato qualcosa che non andava nella fase di sviluppo del programma, qualche dipendente tra i quattrocentomila e/o qualche addetto in qualche azienda privata tra le ventimila contrattualizzate se ne sarebbe accorto.

E' vero, il singolo tecnico non può sapere le intenzioni di chi è a capo del programma, ma sa perfettamente se il suo progetto individuale è sviluppato in maniera compiuta per poter funzionare.
A quanto pare, però, nessuno si fece avanti per dichiarare che il tale componente non funzionava o la tale procedura era ancora immatura.

Per quel che riguarda l'impossibilità di attraversare le fasce di Van Allen, ancor prima di spiegare le tecnicalità sulla possibilità di effettuare una tale operazione (cosa che farò in un prossimo articolo sul punto dedicato alle fasce), chiamerò in causa di nuovo i sovietici, i quali si accreditarono un altro primato, non menzionato il quelli presentati in precedenza:

Nel settembre del 1968, prima che gli americani lanciassero l'Apollo 8 attraverso le fasce di Van Allen, i russi inviarono una sonda (Zond 5) attorno alla luna e ritorno con a bordo due testuggini e del materiale biologico. Gli animali tornarono vivi e vegeti, anche se un po' denutriti.


Quindi non solo i sovietici monitorarono i progressi del programma spaziale dei loro concorrenti abbandonando la sfida quando si accorsero del progresso degli americani sulla possibilità di allunare, ma verificarono loro stessi la possibilità di attraversare le fasce di Van Allen usando delle cavie.

Veniamo agli esempi portati come termini di paragone da Mazzucco. 

In realtà, se avete seguito il discorso, potete capire da soli che non hanno molta attinenza:

- Il calciatore che vende la partita lo fa per ragioni di soldi e non ha bisogno del contributo dei suoi compagni per farlo. Non esiste la possibilità che i giocatori possano capire le intenzioni del truffatore, non essendo queste correlate alle loro azioni di gioco.

- Per quanto riguarda il caso dello scandalo Volkswagen, mi sembra veramente una cattiva scelta, dal momento che la frode, alla fine, è stata scoperta. Ci possono pure essere poche persone dietro ad un inganno, ma citare  un caso in cui qusto è stato scoperto non funziona molto se si vuole usarlo per dimostrare l'impossibilità che possa essere scoperto.

Riassumendo, le motivazioni per le quali la NASA avrebbe dovuto mentire, per ora, non sussistono e gli esempi utilizzati per corroborare la facilità di perpetrare un inganno come i presunti falsi allunaggi, sono poco attinenti, per usare un eufemismo.

Cosa dire del fatto che anche i dipendenti NASA furono ingannati mediante delle registrazioni diffuse via satellite da Terra e non dalla luna?

In realtà, ho già risposto a questa ipotesi nel punto precedente:

I segnali delle missioni apollo vennero tracciati da enti terzi. Le immagini della prima discesa sul suolo lunare da parte di Armstrong ed Aldrin non furono diffuse da un centro operativo della NASA ma  provenivano dall’osservatorio australiano Parkes, del CSIRO sotto il controllo del governo australiano (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation).

I tecnici australiani, ben lontani dall'essere dipendenti della NASA, si sarebbero sicuramente accorti se il segnale stava provenendo da un satellite orbitante invece che dalla luna. 

Dire che possiamo archiviare anche questo secondo punto.

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3. La presenza dei retroriflettori sulla luna sono una evidenza fisica tangibile degli allunaggi


I conduttori di MythBusters, nota trasmissione americana che si occupa di testare la veridicità di miti e leggende metropolitane, si sono recati presso l’osservatorio americano di Apache Point ed hanno constatato che, sparando un raggio laser sul sito dell’allunaggio dell'Apollo 15 dove sono collocati de retroriflettori questo torna indietro evidenziando  un picco di segnale molto accentuato. 
Questo dimostra che sulla luna si trovano effettivamente dei retroriflettori e che degli astronauti ce li hanno lasciati.

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M.Mazzucco
La ricezione di un segnale fatto rimbalzare sulla luna non costituisce una prova degli allunaggi, dal momento che lo stesso esperimento era già stato condotto nel 1962 dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), ovvero 7 anni prima del primo allunaggio e quindi in assenza di retroriflettori. 
L'esperimento dimostrò che il segnale di ritorno era sufficientemente forte da poter essere percepito dagli strumenti.
Qualcosa di simile fu replicato dai sovietici un anno dopo: un raggio venne fatto rimbalzare sulla superficie lunare e successivamente rilevato da un osservatorio in Crimea. 

Anche nel caso in cui questi retroriflettori fossero effettivamente presenti sul suolo lunare, non è detto che siano stati collocati da astronauti. Potrebbe essere stata utilizzata una sonda senza equipaggio dal momento che i sovietici fecero lo stesso mandando sul suolo lunare dei retroriflettori con sonde automatiche. Quindi, questa argomentazione non è valida.

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FE Delusion
Questa obiezione di Mazzucco si fonda su un fraintendimento:
I debunker non hanno mai asserito che la rilevazione di un raggio laser di rimbalzo sulla luna possa avvenire esclusivamente grazie ai retroriflettori lasciati sulla luna. Non è questo il senso della prova presentata.

L'aspetto rilevante è che i grafici di risposta presentano dei picchi di segnale quando il laser viene puntato sui siti dove sono stati collocati i retroriflettori, come si evince dalla schermata del computer dell'astronomo durante la ricezione del segnale.


Fotogramma proveniente dal video di MythBysters che mostra il picco di ricezione del segnale laser di ritorno dalla luna.

E’ vero che ci furono esperimenti prima degli allunaggi con la posizione dei retroriflettori sul suolo lunare ma il segnale era appena percepibile, come si evince dagli articoli che riportano l'avvenimento.

Ricordiamo per quale motivo viene effettuata periodicamente questa operazione di misurare il tempo di ritorno di un raggio laser di rimbalzo sulla luna (chiamata in inglese laser ranging):

Lo scopo è quello di monitorare la distanza della luna per studiarne le variazioni di orbita nel lungo periodo.
Grazie a questo tipo di rilevamento, gli astrofisici hanno scoperto molti aspetti relativi alla luna, tra i quali il fatto che questa si stia allontanando molto lentamente dalla Terra al ritmo di 38 mm all'anno.

Bene, questo è stato possibile proprio grazie alla presenza dei retroriflettori sulla luna, che garantiscono una accuratezza di misurazione della distanza dell'ordine del millimetro!

Ma la cosa interessante è che non solo gli osservatori statunitensi usufruiscono dei retroriflettori lasciati da americani e russi, ma anche paesi come la Cina li utilizzano per fare i loro esperimenti:

https://gbtimes.com/china-just-bounced-a-laser-off-reflectors-on-the-moon-placed-by-nasas-apollo-15-mission

La possibilità che gli americani possano aver collocato i retroriflettori sulla superficie lunare attraverso sistemi automatizzati privi di equipaggio semplicemente perché lo hanno fatto i sovietici, è una ipotesi speculativa priva di un valido fondamento.

Per poter utilizzare una argomentazione simile occorrono sempre le evidenze.

Con quale missione sarebbero stati portati i retroriflettori? 

Come dovrebbe essere fatto il dispositivo di rilascio automatico dei retroriflettori?

Perché, anche in questo caso, nessun addetto ha mai parlato e non esistono nemmeno voci su un possibile piano utilizzato per depositare retroriflettori sulla luna in maniera automatizzata da parte degli americani?

Mazzucco non risponde a nessuno dei quesiti sopra riportati per corroborare  la sua ipotesi.
In conclusione, anche questo tentativo da parte di Mazzucco di smontare la prova dei retroriflettori in favore degli allunaggi risulta generica e fondata su presupposti sbagliati.

Le argomentazioni utilizzate in questi tre punti esaminati costituiscono più dei bias di conferma del moonhoax piuttosto che delle solide costruzioni logiche utili a capire se gli allunaggi sono dei falsi o meno. La genericità e parzialità degli argomenti risulta chiaramente palese.

Bene, chiudo questo articolo ricco di questioni sulle quali riflettere e vi invito ad attendere il prossimo, nel quale affronterò i succesivi punti trattati da Mazzucco nel suo documentario.

Rimanete in attesa...


venerdì 2 agosto 2019

American Moon - Introduzione



In occasione del cinquantesimo anniversario dall’allunaggio da parte dell’Apollo 11, Massimo Mazzucco, noto giornalista ed autore di diversi documentari di natura complottista (questo termine non è utilizzato con una accezione negativa, ma semplicemente per caratterizzare la produzione editoriale di Mazzucco, a prescindere dalla bontà delle sue tesi) ha deciso di rendere pubblico su YouTube il suo “American Moon” ed io, con questo articolo, vorrei offrire una critica a questo lavoro, per quanto mi sia possibile obiettiva, sperando di offrire degli utili spunti di riflessione a chi intenda leggerla. Magari anche allo stesso Mazzucco.

Devo dire che qualche tempo fa ho avuto l’occasione di conversare con Massimo prima che lui pubblicasse il suo video sulla terra piatta in cui ha dimostrato, fino a prova contraria, che si tratta di una ipotesi assolutamente irragionevole, ricevndone una buona impressione. 
Mazzucco è sicuramente una persona franca e diretta e ritengo che conduca le sue inchieste in assoluta buona fede con la genuina intenzione di risalire alla verità che può celarsi dietro ad eventi eccezionali che non hanno una chiara spiegazione.

Ciononostante, Mazzucco non è infallibile e, per il tipo di attività che conduce, si trova sicuramente nella condizione di poter prendere degli abbagli. Penso, onestamente, che questo suo documentario rappresenti una di queste circostanze, checché ne possano pensare tutti coloro che abbracciano la tesi esposta nel video. Sono dunque sicuro che questo, e gli articoli che seguiranno su questo argomento, mi porteranno parecchie antipatie. Parlare di questo tema non lascia sicuramente timidi i lettori.

A tal proposito, voglio chiarire quale sia la mia posizione nei riguardi della NASA prima di fare la disamina del video:

Io non mi sto assumendo il compito di difendere la NASA a prescindere.
Non mi ritengo assolutamente una sorta di fedele dell’agenzia spaziale americana.
Sono ben conscio del fatto che si tratti di una organizzazione a doppia anima scientifico/militare e che alcune informazioni recuperate da eventuali missioni passate e presenti potrebbero rimanere segrete se ritenute sensibili. Non ci trovo nulla di strano.
Ma, da questo ad arrivare alla falsificazione di ben 6 allunaggi più missioni preparatorie nella speranza che mai nessuno venga a scoprire l'inganno, ce ne passa.

Data la mole di argomentazioni presenti nel documentario di Mazzucco, ho ritenuto che potesse essere una cosa utile dividere questa analisi in più parti. Argomentare una risposta ad un video di circa tre ore attraverso un solo articolo mi avrebbe portato a scrivere una sorta di mini-libro ed il blog non è  di certo strutturato per questo tipo di contenuto. Mi riserverò, magari, di preparare un pdf che riunisca le varie parti pubblicate.

Bene, conclusa questa lunga introduzione, iniziamo con il dire che, in American Moon, non vengono offerte delle risposte conclusive sulla possibilità che gli allunaggi siano stati realizzati in uno studio cinematografico (o, almeno, non mi è parso di rilevare alcuna pistola fumante). La narrazione viene condotta presentando le argomentazioni a favore e contro la teoria dei falsi allunaggi, accompagnati da ragionamenti personali dell’autore, supportati da contributi da parte di "esperti" (metto questa parola tra virgolette, perché trovo il modo in cui questi personaggi vengono coinvolti nel documentario un po' fuorviante).
Quello che ne esce fuori è una tesi accusatoria fondata su domande aperte che portano lo spettatore a trarre delle conclusioni di natura congetturale.

Entriamo, quindi, nel merito delle questioni.

INTRODUZIONE

Il documentario si apre con la narrazione della documentata difficoltà, da parte degli Stati Uniti, di tenere fede alla promessa di portare l'uomo sulla luna entro la fine degli anni ‘60, fatta dal presidente J.F. Kennedy nel suo famoso discorso del 12 settembre del 1962.

"We choose to go to the Moon", é la famosa frase del discorso pronunciato dal presidente americano J.F.Kennedy al Rice Stadium di Houston il 12 settembre del 1962, che apriva la corsa all'allunaggio da parte degli Stati Uniti
 
La sequenza di dichiarazioni di sconforto da parte delle stesse autorità che monitorarono il programma, riportate nel documentario, consegna allo spettatore fin dall'inizio una chiave interpretativa diffidente sulla buona riuscita delle missioni.

In realtà, questi pezzi di documentazione rappresentano solo delle istantanee parziali dello sviluppo del programma spaziale americano, una selezione dei soli frangenti critici in cui la missione poteva sembrare effettivamente irrealizzabile, ma che non ci raccontano tutta la storia.  Insomma, non possiamo basarci su questo materiale introduttivo per stabilire se la NASA, il 20 giugno del 1969, fosse o meno nelle condizioni di inviare degli astronauti sulla luna.

Sicuramente offrirebbe un quadro meno parziale integrare la lettura della progressione dei risultati ottenuti durante la fase preparatoria dalle squadre di tecnici, ingegneri, fisici e matematici, assieme a tutti i contractor privati dell’agenzia spaziale americana, che lavorarono in maniera stoica risolvendo, uno dopo l’altro, i problemi incontrati lungo il percorso.

Con questo, voglio ricordare che la missione Apollo 11 non uscì a sorpresa da un cappello a cilindro.
Il programma Apollo venne innanzitutto preceduto da due missioni preparatorie:
programmi Mercury e Gemini.

Il programma Mercury, dal 1959 al 1963, ebbe lo scopo di portare, per la prima volta in orbita terrestre, dei moduli con equipaggio. Venne monitorata la risposta allo stress fisico degli astronauti e furono testate le fasi di ritorno sulla Terra in sicurezza.

Modulo Mercury Friendship7, esposto al National Air and Space Museum di Washington DC


A seguire, ci fu il programma Gemini, dal 1963 al 1966, che introdusse la possibilità di eseguire una serie di  manovre orbitali come le operazioni di rendez-vous ed aggancio di moduli.


Modulo Gemini VI, esposto al National Air and Space Museum di Washington DC

Incontro in orbita tra le navicelle Gemini 6a e 7

Lo stesso programma Apollo seguì una evoluzione rintracciabile che ci può far capire come gli USA fossero, sulla carta, pronti per la missione di allunaggio nonostante le comprensibili incertezze dovute al fatto di lanciarsi in una avventura mai tentata prima

Nel 1966 ci furono i test dei vettori Saturn senza equipaggio. Poi iniziarono i primi test con equipaggio nel 1967 ed il drammatico incidente dell’equipaggio dell’Apollo 1, morto durante una esercitazione.

Nello stesso anno venne testato il rientro del modulo di servizio con la verifica delle temperature (Apollo 4).

Modulo di comando dell'Apollo 4

Sequenza della Terra ripresa dall'Apollo 4 durante la sua orbita ellittica. Il video stabilizzato è stato realizzato da Jakub Grygier https://vimeo.com/82776509

L’anno successivo venne testato il modulo lunare, con la verifica simulata dei motori per la discesa
l’ascesa dal suolo lunare. Inoltre vennero simulate le procedure di aborto della missione di allunaggio.

Poi venne testata la traiettoria di inserzione lunare con l’Apollo 6, senza equipaggio. La missione fu solo un successo parziale a causa di un problema dovuto all’oscillazione violenta dei motori a razzo (effetto pogo).

Lancio e modulo di controllo dell'Apollo 6

Quindi ci fu la prima vera missione con equipaggio (Apollo7) dopo la tragedia dell'Apollo1.
Il modulo, abitato da tre astronauti, fece un periodo orbitale attorno alla Terra di 11 giorni e servì per verificare il rientro in atmosfera.

Operazioni in orbita e modulo di controllo dell'Apollo 7

Il test fu un successo e diede la sufficiente confidenza per intraprendere la prima vera impresa americana, ovvero un’orbita della luna con equipaggio (Apollo 8). Il modulo eseguì 10 orbite lunari prima di tornare verso la Terra e completare la missione. 

Rappresentazione grafica delle traiettorie dalla Terra alla Luna e ritorno e delle orbite seguite dall'Apollo 8

Earthrise (Alba Terrestre) Scattata dall'equipaggio dell'Apollo 8, in orbita attorno alla Luna

Abbiamo anche le prime immagini scattate da equipaggio di un Earthrise. Poi venne il momento dell’Apollo 9 a marzo del 1969, sempre con equipaggio, che perfezionò in orbita le operazioni di rendez-vous ed aggancio tra il lem ed il modulo di servizio.

Inizio di una attività extra-veicolare (EVA) dal modulo dell'Apollo 9

Arriviamo all’Apollo 10, seconda missione a portare in orbita lunare un equipaggio e testare la correttezza di tutte le procedure fino al momento dello sgancio del LEM per l’allunaggio.

Breve filmato dell'operazione di disaccoppiamento tra il modulo di comando ed il lem, in orbita attorno alla Luna

L'attività preparatoria all'allunaggio americano con l'Apollo 11 fu un ruolino di marcia che procedette a tamburo battente con 3-4 missioni significative all’anno. Ogni fase, dalla partenza, all'orbita attorno alla Terra, all'attraversamento delle fasce di Van Allen, all'inserzione in orbita lunare, all'accoppiamento e disaccoppiamento del modulo di comando ed il lem, alle procedure di aborto, alle simulazioni di atterraggio e ripartenza dal suolo lunare, all'abbandono dell'orbita lunare, al rientro in atmosfera ed ammaraggio, vennero tutte testate, dimostrando un buon grado di affidabilità.

Tutti gli insuccessi ed i successi durante la preparazione del programma Apollo e delle sue missioni preparatorie sono stati ampiamente documentati dalla NASA. Ripeto, L'Apollo 11 non fu in nessuna maniera una missione apparsa dal nulla per mettere una pezza ai limiti temporali decisi dal presidente Kennedy 8 anni prima.

Il documentario di Mazzucco continua riportando il materiale prodotto dalla cinematografia e dai giornalisti complottisti, che rappresenta il sottofondo a corredo del filone complottista del cosiddetto moon hoax. Francamente, trovo questa parte piuttosto inutile, dal momento che una pellicola cinematografica o l’ostinata convinzione di qualche negazionista che vuole necessariamente vedere le stelle nelle riprese dallo spazio non ci forniscono nemmeno un indizio utile sul fatto che gli allunaggi siano avvenuti o meno.

Nel prossimi articoli, affronterò il cuore del documentario: le prove a favore e contro gli allunaggi americani e le considerazioni a corredo di Massimo Mazzucco.

Restate in attesa...



sabato 15 giugno 2019

Perché gli astronauti non giurarono di essere stati sulla luna?


Questa domanda ricorre spesso tra le argomentazioni terrapiattiste, esibita contro gli astronauti e la NASA allo scopo di insinuare che le missioni Apollo non siano mai avvenute. 

In realtà, l'allegazione deriva da un filone complottistico più mirato ad attaccare l'ente spaziale statunitense e che non contempla necessariamente la messa in discussione della forma della Terra: parlo del cosiddetto MoonHoax
.
Se andiamo ad approfondire criticamente la fondatezza di questa domanda, però,scopriamo che quanto si vuole sottintendere è abbastanza debole e, in alcuni casi, anche clamorosamente smentito dai fatti.

Ma partiamo dal principio:
Come mai gli astronauti delle missioni Apollo si ritrovarono nella circostanza di ricevere la richiesta di giurare sulla Bibbia di essere stati sulla luna?

Perché Bart Sibrel, videomaker complottista ed autore del controverso film del 2004 Astronauts Gone Wild, si mise a tampinare per un certo qual tempo nove di questi 12 astronauti , bibbia alla mano, chiedendo in maniera insistente che questi confermassero sotto giuramento, di essere realmente andati sulla luna.

I video terrapiattisti riprendono quasi sempre spezzoni del film di Sibrel che mostrano, però, le reazioni dei soli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins che sfuggono infastiditi da questa richiesta.


Ma perché lo fecero?
I tre erano ferventi religiosi, sarà che volevano evitare di giurare sulla bibbia il falso per paura di una punizione divina?
Ma cosa fecero gli altri astronauti?
Si rifiutarono veramente tutti di giurare?

Vediamo di dare delle risposte ragionate a queste domande (quelle che i terrapiattisti ed i complottisti in genere evitano di fare).

Innanzitutto bisogna sfatare una convinzione errata che è piuttosto radicata nella credenza popolare, ovvero quella secondo la quale i ferventi religiosi sarebbero propensi a giurare  a cuor leggero sulla bibbia per rafforzare la loro testimonianza di verità.
In realtà, non è affatto così. Il giuramento sulla bibbia è considerato, da chi crede, un atto quasi estremo in una circostanza comunque solenne.
Negli Stati Uniti, ad esempio, giurare sulla bibbia è richiesto (ma non è obbligatorio) durante una testimonianza in tribunale o per l'elezione del presidente.

Ma non tutti i cristiani sono proprio d'accordo che sia una cosa che si possa o si debba fare.

Per molti, giurare rappresenta una sorta di dissacrazione del testo biblico a prescindere dall'occasione in cui verrebbe richiesto.

Questa non è solo una convinzione vaga, ma trova fondamento (per chi crede) nel vangelo di Matteo 5:34-37 che recita così:

34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 
35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 
36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 
37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Insomma, penso che sia abbastanza chiaro il passaggio: Se uno vi si presenta con una bibbia in mano chiedendovi di giurare qualche cosa, non dovete dargli retta perché quello è un emissario del maligno.

Per di più, Sibrel avanzò l'ulteriore offerta di dare 5000$ agli astronauti da donare a qualche associazione di beneficenza. La confessione giurata sulla bibbia diventava una sorta di compravendita con il pretesto di avere uno scopo caritatevole.

Quindi è del tutto probabile che, nel migliore dei casi, i tre astronauti presero la richiesta di Sibrel per una buffonata per fare clamore. Di certo non qualcosa da prendere in considerazione per chiamare in causa il sacro.

Alla luce di questo, sembra ancora così strano che i tre partecipanti al primo allunaggio si rifiutarono di accondiscendere alla richiesta del videomaker importunatore?

Veniamo, adesso, alla seconda questione:
Cosa fecero gli altri astronauti contattati da Sibrel? Veramente si rifiutarono tutti di giurare?

La risposta è NO, ma, ovviamente, non lo saprete mai dai terrapiattisti, che altrimenti dovrebbero prendere per buono quanto affermato dagli astronauti sotto giuramento.

Qui abbiamo Eugene Cernan che giura sulla bibbia di aver vissuto sulla luna con l'Apollo 17 per 75 ore.


Quando Sibrel gli domanda come mai altri astronauti si fossero rifiutati di fare lo stesso, Cernan risponde direttamente che anche lui era tentato di non farlo, perché la richiesta era assolutamente ridicola. (ludicrous).

Alan Bean (Apollo 12) giura sulla bibbia di essere andato, di aver passeggiato sulla luna e che lo stesso hanno fatto gli astronauti delle altre missioni Apollo.


Edgar Mitchell fa lo stesso, affermando di essere andato sulla luna con l'Apollo 14:


Pensate che, dopo aver visto queste dichiarazioni sotto giuramento, i vari complottisti abbiano cambiato idea?

Ma certo che no!

I complottisti considerano i tre astronauti qui sopra degli spergiuri.

Ma, allora, che senso ha tutto questo? 

Nessuno.

Penso che si sia già capito:

Il terrapiattista (ed il complottista in genere) non è interessato a conoscere la verità. Quando fa domande non vuole sapere le tue risposte, nemmeno se le dai sotto giuramento.

Tutto questo circo complottistico è solo un pretesto per tenere in piedi idee campate in aria, come la terra piatta, che altrimenti non avrebbero senso nemmeno sotto il lato emotivo.

Questo è tipico della propaganda di un movimento ideologizzato: se mostri il nemico ai tuoi followers instillando in loro sentimenti di rabbia attraverso dei video appositamente realizzati, inibisci a queste persone la capacità di valutare le cose razionalmente.