Dove ha inizio l'illusione...

Da qualche tempo va diffondendosi la bizzarra teoria secondo la quale la Terra non sarebbe uno sferoide in rotazione su se stesso ed orbitante attorno al sole, bensì un disco piatto ed immobile, coperto da una cupola di materiale ignoto. Il centro di questo disco sarebbe occupato dall'artico, mentre l'antartico rappresenterebbe uno smisurato anello di ghiaccio che ha la funzione di contenere le acque degli oceani.

Coloro che credono in questa teoria, i flat-earthers, sostengono che l'intera popolazione mondiale sia da sempre indottrinata da una elìte imperante che ci manipola attraverso le scuole, i mass media e, in special modo, la NASA che avrebbe il ruolo chiave di produrre finte missioni spaziali e finte immagini dello spazio. La Terra sferica sarebbe un inganno propinatoci fin da piccoli per non consentirci di conoscere la verità. Per corroborare il loro credo e per fare proseliti, da qualche tempo i flat-earthers stanno inondando internet di materiale multimediale che proverebbe, secondo quanto sostengono, la Terra piatta. Nonostante queste presunte prove siano campate in aria, riescono comunque a confondere ed a fare presa su molte persone che, per le ragioni più disparate, non sono equipaggiate con sufficienti conoscienze logico-matematiche utili a smascherare la truffa.

Sono convinto che nel movimento dei flat-earthers ci siano molte persone genuinamente convinte che la Terra sia piatta, ma risulta abbastanza evindente che a capo di questa faccenda ci sia qualcuno che ci sta lucrando.

NOVITA'!: Finalmente, un po' di restyling del blog! Adesso potrete accedere agli articoli pubblicati, attraverso la home page, semplicemente cliccando sulla icona relativa
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venerdì 9 agosto 2019

American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - prima parte



Continuiamo il discorso aperto con il primo articolo introduttivo sul documentario American Moon di Massimo Mazzucco.

Analizzando le argomentazioni presentate nel video, mi sto accorgendo che ci sono moltissime questioni da chiarire.

Poichè preferisco mantenere snelli gli articoli non mettendo troppa carne al fuoco e lasciando i lettori digerire un po' alla volta gli argomenti, tratterò 2-3 punti del documentario alla volta, il che significa anche che questa disamina del documentario di Mazzucco richiederà molto di più di una manciata di articoli.

Seguendo sempre l'ordine del video, in questo secondo articolo analizzerò le prime 3 prove dei debunker a favore degli allunaggi.

Questo e gli articoli successivi saranno strutturati in questa maniera: farò una sintesi delle argomentazioni dei debunker e delle obiezioni di Mazzucco, alle quali seguiranno, di volta in volta, le mie osservazioni. Fintanto che gli argomenti del video saranno organizzati per punti, la struttura degli articoli rimarrà tendenzialmente la stessa.

LE PROVE A FAVORE DELL'ALLUNAGGIO
 
Nella prima parte del suo documentario, Mazzucco presenta una selezione di argomentazioni proposte da vari debunker, da Paolo Attivissimo al team di Mythbusters, per le quali solleva una serie di ragionamenti e controdeduzioni che ne inficerebbero la validità.

Vediamo quali sono questi punti:

1. Perché i russi non denunciarono il falso allunaggio?


I Sovietici avevano i mezzi per verificare i segnali provenienti dalla luna. In clima di guerra fredda, sarebbero stati invogliati a smascherare i loro diretti concorrenti. Perché non l’hanno fatto, accettando che gli americani acquisissero falsamente il primato dell'allunaggio? 

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M.Mazzucco
I russi si trovavano in una posizione in cui nessuno li avrebbe creduti se avessero denunciato l’imbroglio americano. Per il mondo intero, l’Unione Sovietica aveva perso la corsa allo spazio, quindi dichiarare apertamente che gli americani avevano falsificato tutto sarebbe apparsa come la scusa bruciante del perdente. Con mezzo miliardo di persone che avevano assistito allo sbarco sulla luna, sarebbe stato molto facile zittire gli eventuali accusatori.

Inoltre, per i sovietici fu conveniente non denunciare il falso americano: le due superpotenze iniziarono il processo di disgelo attraverso il trattato di cooperazione per le missioni nello spazio, firmato da Nixon e Brezhnev nel 1972 ed a meno di un anno dall’ultima missione Apollo, gli astronauti americani si recavano in Russia per incontrare i loro colleghi sovietici. Quindi i russi non avevano più nessun interesse nello smascherare l’inganno. Semmai, la denuncia l'avrebbe dovuta fare qualche nazione avulsa alla competizione in corso, ma non ci fu. 
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FE Delusion
Trovo piuttosto debole questa argomentazione di Mazzucco.
Se gli americani stavano mentendo, i sovietici lo avrebbero sicuramente saputo fin dalle loro missioni preparatorie. Come abbiamo visto nel precedente articolo, gli Stati Uniti avevano già attraversato le fasce di Van Allen ed orbitato attorno alla luna sia con l'Apollo 6 (senza equipaggio), sia con l'Apollo 8 e l'Apollo 10 (con equipaggio).

I russi si attrezzarono forse anche meglio dei loro rivali per fare il tracciamento delle missioni spaziali e monitorarono fin da subito tutte le missioni statunitensi, come si evince dall'articolo pubblicato da E. Molotov sulla rivista Novosti Kosmonavtiki n.271 del 2005.



Qui trovate l'articolo in lingua originale:
http://novosti-kosmonavtiki.ru/mag/2005/1045/24532/
 
Qui, trovate una immagine dell'articolo tradotto in italiano:
Come si evince dall'articolo, i sovietici realizzarono ad-hoc un sistema di ricezione dei segnali provenienti dalle missioni Apollo presso un osservatorio in Crimea ed iniziarono ad abbandonare l'idea di allunare fin dalla missione Apollo 8 americana!

Escludendo l'allunaggio, l'Unione Sovietica era abbondantemente in vantaggio nella corsa allo spazio rispetto ai loro rivali avendo conquistato tutti i primati possibili prima dello sbarco lunare americano e continuarono a conquistarne anche dopo. Inoltre, i russi  sapevano perfettamente che le fasce di Van Allen erano attraversabili, avendo inviato due testuggini sulla sonda ZOND 5 nel 1968, tornate vive e vegete sulla Terra dopo un passaggio attorno alla luna.
Di seguito, riporto un elenco dei principali primati sovietici, prima e dopo lo sbarco dell'Apollo 11:
 
  • Primo missile intercontinentale (Semeyorka R7) 
  • Primo satellite (Sputnik 1)
  • Primo animale in orbita, Laika (Sputnik 2)
  • Prima persona lanciata nello spazio: Jurij Gagarin (Vostok 1)
  • Prima missione con due navette con equipaggi che si avvicinano nello spazio (Vostok 3 e 4)
  • Prima donna nello spazio, Valentina Vladimirovna Tereškova sul (Vostok 6)
  • Primo equipaggio di tre persone (Voschod 1)
  • Prima attività extraveicolare, Aleksej Archipovič Leonov (Voschod 2)
  • Primo attracco orbitale di due equipaggi umani con cambio di equipaggio (Sojuz 4 e 5)
  • Primo lancio di una sonda verso un altro corpo celeste (Luna 1)
  • Prima sonda sulla Luna (Luna 2)
  • Prime immagini del lato nascosto della Luna (Luna 3)
  • Prima sonda lanciata sul pianeta Venere (Venera 3)
  • Prima sonda lanciata sul pianeta Marte e invio di dati dal pianeta (Mars 3)
  • Prima sonda in orbita attorno alla Luna (Luna 10)
  • Prima sonda tornata sulla Terra da un altro corpo celeste (Luna 16)
  • Primo rover spaziale (Lunochod)
  • Prima stazione spaziale orbitante (Salyut 1)
  • Prima attività extraveicolare di una donna nello spazio da una stazione spaziale, Svetlana Evgen'evna Savickaja (Salyut 7)
  • Prima stazione spaziale abitata permanentemente da equipaggio umano (Mir)

Se ne avessero avuto la possibilità, i sovietici avrebbero fatto carte false per strappare agli americani quello che era il loro unico primato. Farlo avrebbe ribadito in maniera indiscutibile la supremazia ideologica, tecnologica e militare dell’Unione Sovietica. Il problema è che non potevano farlo, perché sapevano perfettamente, grazie al loro monitoraggio, che le missioni americane erano vere.

Veniamo, adesso, agli accordi del 1972 tra russi ed americani.

Non mi è molto chiaro quale possa essere il motivo di citare questo evento per invalidare le argomentazioni dei debunker. Semmai, la stipulazione di un trattato tra le superpotenze significava che i russi avevano riconosciuto pubblicamente l'allunaggio americano.

Per quale motivo i russi avrebbero mai dovuto fare accordi con gli Stati uniti sapendo che gli americani non solo si trovavano indietro ma avevano anche imbrogliato?

Questa è una domanda alla quale non saprei veramente darmi una risposta. Anche citare la mancanza di una denuncia da parte di qualche istituzione terza non corrobora molto la tesi di Mazzucco perché, al contrario, esistono testimonianze a favore dell'allunaggio da parte di fonti indipendenti:
L'allunaggio dell'Apollo 11 venne tracciato dall'osservatorio britannico Jodrell Bank dell'Università di Manchester.

Radiotelescopio Lovell presso l'osservatorio di Jodrell Bank
https://www.jodrellbank.net/20-july-1969-lovell-telescope-tracked-eagle-lander-onto-surface-moon/

Inoltre, le immagini in diretta dell'allunaggio vennero ricevute e  ritrasmesse da un'altra istituzione indipendente, ovvero l'osservatorio australiano Parkes nel Nuovo Galles del Sud. Ebbene sì, le immagini in diretta dai primi passi di Armstrong ed Aldrin sulla luna arrivarono da una fonte che non era sotto il controllo della NASA!!!

Osservatorio astraliano di Parkes, ne Nuovo Galles del Sud
https://www.industry.gov.au/news-media/australian-space-agency-news/australia-and-the-first-moon-landing

Di seguito, potete consultare ulteriori link relativi ad altre testimonianze del tracciamento delle missioni Apollo da altre fonti indipendenti:

http://pages.astronomy.ua.edu/keel/space/apollo.html
https://www.vofoundation.org/blog/lunar-eavesdropping-two-men-a-radio-and-apollo-11-part-i/ https://www.vofoundation.org/blog/lunar-eavesdropping-two-men-a-radio-and-apollo-11-part-ii/

Alla luce delle informazioni trovate, mi sembra assolutamente indubbia la validità dell'argomentazione dei debunker. Proseguiamo con il punto successivo.
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2. Com'è possibile che, con oltre 400mila dipendenti NASA, nessuno di questi abbia parlato?


Dato l'elevato numero del personale coinvolto in questo presunto inganno, qualcuno, prima o poi, avrebbe sicuramente parlato. Non è possibile che in un progetto che coinvolge così tante persone, nessuno abbia denunciato che si trattava di un inganno.

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M.Mazzucco
La preparazione di vasti progetti, come potevano esserlo le missioni spaziali, è realizzata a compartimenti stagni. I dipendenti della NASA avevano solo conoscenze relative al prorpio campo di competenza e quindi potevano tranquillamente non essere a conoscenza dei piani di falsificazione del programma da parte di chi ne era a capo. Questa condizione riduce drasticamente il numero di individui dietro all'inganno dei falsi allunaggi. 

I dipendenti della NASA potevano facilmente essere ingannati loro stessi, esattamente come il resto della popolazione mondiale. Se la trasmissione dell'allunaggio stava provenendo da una postazione sulla Terra, magari pre-registrata, e veniva diffusa a livello mondiale attraverso la rete satellitare, nemmeno loro se ne sarebbero accorti.

Si possono fare degli esempi sul come un inganno o una truffa possano essere perpetrati da un singolo individuo o da un numero limitato di persone. Basti pensare al giocatore che si vende una partita all'insaputa dei suoi compagni di squadra e lo scandalo delle emissioni contraffatte delle automobili Volkswagen, di cui i dipendenti erano assolutamente ignari. E' assolutamente possibile che questo sia accaduto con le missioni Apollo.

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FE Delusion
Anche questa argomentazione di Mazzucco non sta in piedi.
Innanzitutto, vorrei ricordare quali sono le ragioni addotte dai vari complottisti per le quali le missioni Apollo sarebbero state falsificate.

I motivi sono essenzialmente due:
  • Gli americani non erano tecnologicamente pronti a mandare degli astronauti sulla luna
  • Esistono dei problemi insormontabili (le fasce di Van Allen) che non avrebbero permesso a nessuno di  portare un essere vivente sulla luna.

Esisterebbe una terza motivazione, ma che non ha nemmeno alcun senso approfondire in questa disamina, data la sua più completa assurdità: la NASA avrebbe mentito perché la Terra è piatta.

Bene, quindi se ci accorgiamo che questi 2 punti non sono validi vuol dire che, in effetti, non c'era nessuna ragione per la quale la NASA avrebbe dovuto mentire.

Per quale motivo un ente spaziale dovrebbe falsificare le sue missioni se ha verificato di poterle portare a termine con successo? 
 
Il fatto che le argomentazioni complottiste sopra riportate non sono valide si evince dai seguenti fatti:

Come mostrato nella parte introduttiva, gli americani testarono l'affidabilità di ogni fase, dall'allunaggio al ritorno sulla Terra, prima di mandare un equipaggio sul suolo lunare. Se ci fosse stato qualcosa che non andava nella fase di sviluppo del programma, qualche dipendente tra i quattrocentomila e/o qualche addetto in qualche azienda privata tra le ventimila contrattualizzate se ne sarebbe accorto.

E' vero, il singolo tecnico non può sapere le intenzioni di chi è a capo del programma, ma sa perfettamente se il suo progetto individuale è sviluppato in maniera compiuta per poter funzionare.
A quanto pare, però, nessuno si fece avanti per dichiarare che il tale componente non funzionava o la tale procedura era ancora immatura.

Per quel che riguarda l'impossibilità di attraversare le fasce di Van Allen, ancor prima di spiegare le tecnicalità sulla possibilità di effettuare una tale operazione (cosa che farò in un prossimo articolo sul punto dedicato alle fasce), chiamerò in causa di nuovo i sovietici, i quali si accreditarono un altro primato, non menzionato il quelli presentati in precedenza:

Nel settembre del 1968, prima che gli americani lanciassero l'Apollo 8 attraverso le fasce di Van Allen, i russi inviarono una sonda (Zond 5) attorno alla luna e ritorno con a bordo due testuggini e del materiale biologico. Gli animali tornarono vivi e vegeti, anche se un po' denutriti.


Quindi non solo i sovietici monitorarono i progressi del programma spaziale dei loro concorrenti abbandonando la sfida quando si accorsero del progresso degli americani sulla possibilità di allunare, ma verificarono loro stessi la possibilità di attraversare le fasce di Van Allen usando delle cavie.

Veniamo agli esempi portati come termini di paragone da Mazzucco. 

In realtà, se avete seguito il discorso, potete capire da soli che non hanno molta attinenza:

- Il calciatore che vende la partita lo fa per ragioni di soldi e non ha bisogno del contributo dei suoi compagni per farlo. Non esiste la possibilità che i giocatori possano capire le intenzioni del truffatore, non essendo queste correlate alle loro azioni di gioco.

- Per quanto riguarda il caso dello scandalo Volkswagen, mi sembra veramente una cattiva scelta, dal momento che la frode, alla fine, è stata scoperta. Ci possono pure essere poche persone dietro ad un inganno, ma citare  un caso in cui qusto è stato scoperto non funziona molto se si vuole usarlo per dimostrare l'impossibilità che possa essere scoperto.

Riassumendo, le motivazioni per le quali la NASA avrebbe dovuto mentire, per ora, non sussistono e gli esempi utilizzati per corroborare la facilità di perpetrare un inganno come i presunti falsi allunaggi, sono poco attinenti, per usare un eufemismo.

Cosa dire del fatto che anche i dipendenti NASA furono ingannati mediante delle registrazioni diffuse via satellite da Terra e non dalla luna?

In realtà, ho già risposto a questa ipotesi nel punto precedente:

I segnali delle missioni apollo vennero tracciati da enti terzi. Le immagini della prima discesa sul suolo lunare da parte di Armstrong ed Aldrin non furono diffuse da un centro operativo della NASA ma  provenivano dall’osservatorio australiano Parkes, del CSIRO sotto il controllo del governo australiano (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation).

I tecnici australiani, ben lontani dall'essere dipendenti della NASA, si sarebbero sicuramente accorti se il segnale stava provenendo da un satellite orbitante invece che dalla luna. 

Dire che possiamo archiviare anche questo secondo punto.

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3. La presenza dei retroriflettori sulla luna sono una evidenza fisica tangibile degli allunaggi


I conduttori di MythBusters, nota trasmissione americana che si occupa di testare la veridicità di miti e leggende metropolitane, si sono recati presso l’osservatorio americano di Apache Point ed hanno constatato che, sparando un raggio laser sul sito dell’allunaggio dell'Apollo 15 dove sono collocati de retroriflettori questo torna indietro evidenziando  un picco di segnale molto accentuato. 
Questo dimostra che sulla luna si trovano effettivamente dei retroriflettori e che degli astronauti ce li hanno lasciati.

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M.Mazzucco
La ricezione di un segnale fatto rimbalzare sulla luna non costituisce una prova degli allunaggi, dal momento che lo stesso esperimento era già stato condotto nel 1962 dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), ovvero 7 anni prima del primo allunaggio e quindi in assenza di retroriflettori. 
L'esperimento dimostrò che il segnale di ritorno era sufficientemente forte da poter essere percepito dagli strumenti.
Qualcosa di simile fu replicato dai sovietici un anno dopo: un raggio venne fatto rimbalzare sulla superficie lunare e successivamente rilevato da un osservatorio in Crimea. 

Anche nel caso in cui questi retroriflettori fossero effettivamente presenti sul suolo lunare, non è detto che siano stati collocati da astronauti. Potrebbe essere stata utilizzata una sonda senza equipaggio dal momento che i sovietici fecero lo stesso mandando sul suolo lunare dei retroriflettori con sonde automatiche. Quindi, questa argomentazione non è valida.

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FE Delusion
Questa obiezione di Mazzucco si fonda su un fraintendimento:
I debunker non hanno mai asserito che la rilevazione di un raggio laser di rimbalzo sulla luna possa avvenire esclusivamente grazie ai retroriflettori lasciati sulla luna. Non è questo il senso della prova presentata.

L'aspetto rilevante è che i grafici di risposta presentano dei picchi di segnale quando il laser viene puntato sui siti dove sono stati collocati i retroriflettori, come si evince dalla schermata del computer dell'astronomo durante la ricezione del segnale.


Fotogramma proveniente dal video di MythBysters che mostra il picco di ricezione del segnale laser di ritorno dalla luna.

E’ vero che ci furono esperimenti prima degli allunaggi con la posizione dei retroriflettori sul suolo lunare ma il segnale era appena percepibile, come si evince dagli articoli che riportano l'avvenimento.

Ricordiamo per quale motivo viene effettuata periodicamente questa operazione di misurare il tempo di ritorno di un raggio laser di rimbalzo sulla luna (chiamata in inglese laser ranging):

Lo scopo è quello di monitorare la distanza della luna per studiarne le variazioni di orbita nel lungo periodo.
Grazie a questo tipo di rilevamento, gli astrofisici hanno scoperto molti aspetti relativi alla luna, tra i quali il fatto che questa si stia allontanando molto lentamente dalla Terra al ritmo di 38 mm all'anno.

Bene, questo è stato possibile proprio grazie alla presenza dei retroriflettori sulla luna, che garantiscono una accuratezza di misurazione della distanza dell'ordine del millimetro!

Ma la cosa interessante è che non solo gli osservatori statunitensi usufruiscono dei retroriflettori lasciati da americani e russi, ma anche paesi come la Cina li utilizzano per fare i loro esperimenti:

https://gbtimes.com/china-just-bounced-a-laser-off-reflectors-on-the-moon-placed-by-nasas-apollo-15-mission

La possibilità che gli americani possano aver collocato i retroriflettori sulla superficie lunare attraverso sistemi automatizzati privi di equipaggio semplicemente perché lo hanno fatto i sovietici, è una ipotesi speculativa priva di un valido fondamento.

Per poter utilizzare una argomentazione simile occorrono sempre le evidenze.

Con quale missione sarebbero stati portati i retroriflettori? 

Come dovrebbe essere fatto il dispositivo di rilascio automatico dei retroriflettori?

Perché, anche in questo caso, nessun addetto ha mai parlato e non esistono nemmeno voci su un possibile piano utilizzato per depositare retroriflettori sulla luna in maniera automatizzata da parte degli americani?

Mazzucco non risponde a nessuno dei quesiti sopra riportati per corroborare  la sua ipotesi.
In conclusione, anche questo tentativo da parte di Mazzucco di smontare la prova dei retroriflettori in favore degli allunaggi risulta generica e fondata su presupposti sbagliati.

Le argomentazioni utilizzate in questi tre punti esaminati costituiscono più dei bias di conferma del moonhoax piuttosto che delle solide costruzioni logiche utili a capire se gli allunaggi sono dei falsi o meno. La genericità e parzialità degli argomenti risulta chiaramente palese.

Bene, chiudo questo articolo ricco di questioni sulle quali riflettere e vi invito ad attendere il prossimo, nel quale affronterò i succesivi punti trattati da Mazzucco nel suo documentario.

Rimanete in attesa...


venerdì 2 agosto 2019

American Moon - Introduzione



In occasione del cinquantesimo anniversario dall’allunaggio da parte dell’Apollo 11, Massimo Mazzucco, noto giornalista ed autore di diversi documentari di natura complottista (questo termine non è utilizzato con una accezione negativa, ma semplicemente per caratterizzare la produzione editoriale di Mazzucco, a prescindere dalla bontà delle sue tesi) ha deciso di rendere pubblico su YouTube il suo “American Moon” ed io, con questo articolo, vorrei offrire una critica a questo lavoro, per quanto mi sia possibile obiettiva, sperando di offrire degli utili spunti di riflessione a chi intenda leggerla. Magari anche allo stesso Mazzucco.

Devo dire che qualche tempo fa ho avuto l’occasione di conversare con Massimo prima che lui pubblicasse il suo video sulla terra piatta in cui ha dimostrato, fino a prova contraria, che si tratta di una ipotesi assolutamente irragionevole, ricevndone una buona impressione. 
Mazzucco è sicuramente una persona franca e diretta e ritengo che conduca le sue inchieste in assoluta buona fede con la genuina intenzione di risalire alla verità che può celarsi dietro ad eventi eccezionali che non hanno una chiara spiegazione.

Ciononostante, Mazzucco non è infallibile e, per il tipo di attività che conduce, si trova sicuramente nella condizione di poter prendere degli abbagli. Penso, onestamente, che questo suo documentario rappresenti una di queste circostanze, checché ne possano pensare tutti coloro che abbracciano la tesi esposta nel video. Sono dunque sicuro che questo, e gli articoli che seguiranno su questo argomento, mi porteranno parecchie antipatie. Parlare di questo tema non lascia sicuramente timidi i lettori.

A tal proposito, voglio chiarire quale sia la mia posizione nei riguardi della NASA prima di fare la disamina del video:

Io non mi sto assumendo il compito di difendere la NASA a prescindere.
Non mi ritengo assolutamente una sorta di fedele dell’agenzia spaziale americana.
Sono ben conscio del fatto che si tratti di una organizzazione a doppia anima scientifico/militare e che alcune informazioni recuperate da eventuali missioni passate e presenti potrebbero rimanere segrete se ritenute sensibili. Non ci trovo nulla di strano.
Ma, da questo ad arrivare alla falsificazione di ben 6 allunaggi più missioni preparatorie nella speranza che mai nessuno venga a scoprire l'inganno, ce ne passa.

Data la mole di argomentazioni presenti nel documentario di Mazzucco, ho ritenuto che potesse essere una cosa utile dividere questa analisi in più parti. Argomentare una risposta ad un video di circa tre ore attraverso un solo articolo mi avrebbe portato a scrivere una sorta di mini-libro ed il blog non è  di certo strutturato per questo tipo di contenuto. Mi riserverò, magari, di preparare un pdf che riunisca le varie parti pubblicate.

Bene, conclusa questa lunga introduzione, iniziamo con il dire che, in American Moon, non vengono offerte delle risposte conclusive sulla possibilità che gli allunaggi siano stati realizzati in uno studio cinematografico (o, almeno, non mi è parso di rilevare alcuna pistola fumante). La narrazione viene condotta presentando le argomentazioni a favore e contro la teoria dei falsi allunaggi, accompagnati da ragionamenti personali dell’autore, supportati da contributi da parte di "esperti" (metto questa parola tra virgolette, perché trovo il modo in cui questi personaggi vengono coinvolti nel documentario un po' fuorviante).
Quello che ne esce fuori è una tesi accusatoria fondata su domande aperte che portano lo spettatore a trarre delle conclusioni di natura congetturale.

Entriamo, quindi, nel merito delle questioni.

INTRODUZIONE

Il documentario si apre con la narrazione della documentata difficoltà, da parte degli Stati Uniti, di tenere fede alla promessa di portare l'uomo sulla luna entro la fine degli anni ‘60, fatta dal presidente J.F. Kennedy nel suo famoso discorso del 12 settembre del 1962.

"We choose to go to the Moon", é la famosa frase del discorso pronunciato dal presidente americano J.F.Kennedy al Rice Stadium di Houston il 12 settembre del 1962, che apriva la corsa all'allunaggio da parte degli Stati Uniti
 
La sequenza di dichiarazioni di sconforto da parte delle stesse autorità che monitorarono il programma, riportate nel documentario, consegna allo spettatore fin dall'inizio una chiave interpretativa diffidente sulla buona riuscita delle missioni.

In realtà, questi pezzi di documentazione rappresentano solo delle istantanee parziali dello sviluppo del programma spaziale americano, una selezione dei soli frangenti critici in cui la missione poteva sembrare effettivamente irrealizzabile, ma che non ci raccontano tutta la storia.  Insomma, non possiamo basarci su questo materiale introduttivo per stabilire se la NASA, il 20 giugno del 1969, fosse o meno nelle condizioni di inviare degli astronauti sulla luna.

Sicuramente offrirebbe un quadro meno parziale integrare la lettura della progressione dei risultati ottenuti durante la fase preparatoria dalle squadre di tecnici, ingegneri, fisici e matematici, assieme a tutti i contractor privati dell’agenzia spaziale americana, che lavorarono in maniera stoica risolvendo, uno dopo l’altro, i problemi incontrati lungo il percorso.

Con questo, voglio ricordare che la missione Apollo 11 non uscì a sorpresa da un cappello a cilindro.
Il programma Apollo venne innanzitutto preceduto da due missioni preparatorie:
programmi Mercury e Gemini.

Il programma Mercury, dal 1959 al 1963, ebbe lo scopo di portare, per la prima volta in orbita terrestre, dei moduli con equipaggio. Venne monitorata la risposta allo stress fisico degli astronauti e furono testate le fasi di ritorno sulla Terra in sicurezza.

Modulo Mercury Friendship7, esposto al National Air and Space Museum di Washington DC


A seguire, ci fu il programma Gemini, dal 1963 al 1966, che introdusse la possibilità di eseguire una serie di  manovre orbitali come le operazioni di rendez-vous ed aggancio di moduli.


Modulo Gemini VI, esposto al National Air and Space Museum di Washington DC

Incontro in orbita tra le navicelle Gemini 6a e 7

Lo stesso programma Apollo seguì una evoluzione rintracciabile che ci può far capire come gli USA fossero, sulla carta, pronti per la missione di allunaggio nonostante le comprensibili incertezze dovute al fatto di lanciarsi in una avventura mai tentata prima

Nel 1966 ci furono i test dei vettori Saturn senza equipaggio. Poi iniziarono i primi test con equipaggio nel 1967 ed il drammatico incidente dell’equipaggio dell’Apollo 1, morto durante una esercitazione.

Nello stesso anno venne testato il rientro del modulo di servizio con la verifica delle temperature (Apollo 4).

Modulo di comando dell'Apollo 4

Sequenza della Terra ripresa dall'Apollo 4 durante la sua orbita ellittica. Il video stabilizzato è stato realizzato da Jakub Grygier https://vimeo.com/82776509

L’anno successivo venne testato il modulo lunare, con la verifica simulata dei motori per la discesa
l’ascesa dal suolo lunare. Inoltre vennero simulate le procedure di aborto della missione di allunaggio.

Poi venne testata la traiettoria di inserzione lunare con l’Apollo 6, senza equipaggio. La missione fu solo un successo parziale a causa di un problema dovuto all’oscillazione violenta dei motori a razzo (effetto pogo).

Lancio e modulo di controllo dell'Apollo 6

Quindi ci fu la prima vera missione con equipaggio (Apollo7) dopo la tragedia dell'Apollo1.
Il modulo, abitato da tre astronauti, fece un periodo orbitale attorno alla Terra di 11 giorni e servì per verificare il rientro in atmosfera.

Operazioni in orbita e modulo di controllo dell'Apollo 7

Il test fu un successo e diede la sufficiente confidenza per intraprendere la prima vera impresa americana, ovvero un’orbita della luna con equipaggio (Apollo 8). Il modulo eseguì 10 orbite lunari prima di tornare verso la Terra e completare la missione. 

Rappresentazione grafica delle traiettorie dalla Terra alla Luna e ritorno e delle orbite seguite dall'Apollo 8

Earthrise (Alba Terrestre) Scattata dall'equipaggio dell'Apollo 8, in orbita attorno alla Luna

Abbiamo anche le prime immagini scattate da equipaggio di un Earthrise. Poi venne il momento dell’Apollo 9 a marzo del 1969, sempre con equipaggio, che perfezionò in orbita le operazioni di rendez-vous ed aggancio tra il lem ed il modulo di servizio.

Inizio di una attività extra-veicolare (EVA) dal modulo dell'Apollo 9

Arriviamo all’Apollo 10, seconda missione a portare in orbita lunare un equipaggio e testare la correttezza di tutte le procedure fino al momento dello sgancio del LEM per l’allunaggio.

Breve filmato dell'operazione di disaccoppiamento tra il modulo di comando ed il lem, in orbita attorno alla Luna

L'attività preparatoria all'allunaggio americano con l'Apollo 11 fu un ruolino di marcia che procedette a tamburo battente con 3-4 missioni significative all’anno. Ogni fase, dalla partenza, all'orbita attorno alla Terra, all'attraversamento delle fasce di Van Allen, all'inserzione in orbita lunare, all'accoppiamento e disaccoppiamento del modulo di comando ed il lem, alle procedure di aborto, alle simulazioni di atterraggio e ripartenza dal suolo lunare, all'abbandono dell'orbita lunare, al rientro in atmosfera ed ammaraggio, vennero tutte testate, dimostrando un buon grado di affidabilità.

Tutti gli insuccessi ed i successi durante la preparazione del programma Apollo e delle sue missioni preparatorie sono stati ampiamente documentati dalla NASA. Ripeto, L'Apollo 11 non fu in nessuna maniera una missione apparsa dal nulla per mettere una pezza ai limiti temporali decisi dal presidente Kennedy 8 anni prima.

Il documentario di Mazzucco continua riportando il materiale prodotto dalla cinematografia e dai giornalisti complottisti, che rappresenta il sottofondo a corredo del filone complottista del cosiddetto moon hoax. Francamente, trovo questa parte piuttosto inutile, dal momento che una pellicola cinematografica o l’ostinata convinzione di qualche negazionista che vuole necessariamente vedere le stelle nelle riprese dallo spazio non ci forniscono nemmeno un indizio utile sul fatto che gli allunaggi siano avvenuti o meno.

Nel prossimi articoli, affronterò il cuore del documentario: le prove a favore e contro gli allunaggi americani e le considerazioni a corredo di Massimo Mazzucco.

Restate in attesa...