Eccoci al terzo appuntamento dedicato al documentario American Moon, di Massimo Mazzucco.
Ci eravamo lasciati la volta scorsa con l'analisi di tre prove presentate dai debunker ed abbiamo visto come le obiezioni di Mazzucco fossero del tutto inconsistenti.
Continuiamo con le prove dei debunker, che Mazzucco ritiene non valide.
In questo articolo affronterò solo due punti riportati nel documentario, dal momento che le argomentazioni offerte dall'autore sono tante e vale la pena affrontarle in maniera adeguata.
Lo stile sarà quello descritto nell'articolo precedente.
Cominciamo subito:
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Roccia lunare recuperata durante la missione Apollo 15 |
4.Le rocce lunari provano gli allunaggi
Con i 6 allunaggi, gli astronauti hanno riportato sulla Terra ben 382 kg di rocce lunari. Pensare di poter falsificare questo materiale è alquanto impossibile, per via delle peculiari caratteristiche morfologiche e di composizione chimica degli esemplari riportati. Quindi, le rocce lunari sono una chiara evidenza del fatto che gli astronauti siano realmente stati sulla luna.
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M. Mazzucco
Le presunte rocce riportate dagli astronauti possono
tranquillamente provenire dagli asteroidi lunari rinvenuti in Antartide
qualche anno prima da una spedizione americana alla quale partecipò
anche Wernher Von Braun (sarà un caso?), come riporta la New World Encyclopedia.
Oppure, possono essere state
prelevate da una sonda automatica che le ha riportate sulla Terra, come
fecero i sovietici con le missioni Luna16, 20 e 24.
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Modello di robot per la raccolta di rocce lunari inviato dai sovietici con il Luna 16 |
Esiste anche la possibilità che le pietre lunari siano state ricreate
artificialmente in laboratorio sulla Terra, come suggerisce Bill
Wood, un ingegnere aerospaziale.
Inoltre, esiste il famoso caso della pietra lunare regalata
all’ambasciatore olandese dagli astronauti in visita e che risulta
essere un pezzo di legno pietrificato. Quindi può essere che molte di queste siano proprio false.
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FE DELUSION
Mazzucco presenta diverse spiegazioni che, secondo lui, invaliderebbero la prova delle rocce lunari. Le analizzerò una per una mostrandovi come siano assolutamente inconsistenti
Cominciamo dalla prima:
- le rocce presentate dalle missioni apollo sarebbero quelle rinvenute in Antartide da Von Braun.
A parte che non si capisce bene quale rilevanza possa avere nominare la presenza dello scienziato tedesco in Antartide per corroborare la tesi dei meteoriti lunari spacciati come materiale raccolto sulla luna (non mi risulta che Von Braun fosse un geologo) ma esistono diversi motivi per i quali questa storia non sta in piedi:
1. La prima roccia lunare proveniente dall'Antartide è stata identificata nel 1979 (Yamato 791197)
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Prima roccia lunare proveniente dall'Antartide identificata nel 1979 |
Il fatto che gli americani si misero alla ricerca di meteoriti lunari nel 1967 non vuol dire che ne trovarono. Questa cosa non si evince in nessuna maniera dalla frase riportata dalla New World Encyclopedia.
Cercare non vuol dire Trovare.
2. Le rocce lunari in Antartide sono piuttosto rare ed è abbastanza inverosimile che gli americani possano averne trovate per 382 kg.
3. Le rocce trovate in Antartide riconosciute come provenienti dalla luna sono diverse da quelle riportate dalle missioni Apollo.
Le rocce presentano delle spiccate differenze: i meteoriti che si trovano sulla Terra sono profondamente alterati durante l'attraversamento incandescente ad alta velocità dell'atmosfera. La loro superficie è parzialmente fusa, erosa e levigata.
Una volta a terra, queste rocce sono sottoposte agli agenti atmosferici e modificate chimicamente dall'interazione con l'aria. Le rocce prelevate sulla luna dalle missioni Apollo sono invece frastagliate e incontaminate. La loro superficie presenta crateri microscopici prodotti dall'esposizione al vento solare.
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Meteorite ritrovato in Antarctica. Credit: ANSMET, 2017 |
Qui potete trovare una analisi delle rocce lunari eseguita da una università americana. Viene spiegato anche il perché le rocce riportate dagli astronauti non possono essere quelle recuperate in Antartide:
Sia ben chiaro che nemmeno la rimozione dello strato superficiale delle rocce antartiche sarebbe comunque utile a farle passare per esemplari raccolti sulla luna. Lo strato superficiale delle rocce prelevate sulla luna presentano delle caratteristiche che non sono rintracciabili negli strati più interni. L'assenza di queste caratteristiche superficiali sarebbero evidenti a qualsiasi geologo.
Insomma, le rocce antartiche non possono essere in nessuna maniera scambiate come rocce prelevate sulla luna.
Passiamo al secondo punto:
- le rocce possono essere state prelevate da sistemi automatizzati come fecero i sovietici.
Questa idea è semplicemente assurda.
A parte che non c'è nessuna traccia di possibili missioni americane per il prelievo automatizzato di materiale dalla luna, ma basterebbe solo riflettere sui quantitativi di roccia riportati dai sovietici sulla Terra in questa maniera per abbandonare all'istante questa fantasia:
- Luna 16, 101 grammi
- Luna 20, 30 grammi
- Luna 24, 170 grammi
Per un totale di 301 grammi.
Agli americani sarebbero servite più di mille missioni simili a quelle russe per riportare 382 kg di rocce!!!!
Veniamo all'ultimo punto:
- Le rocce sono state prodotte artificialmente.
La possibilità che questa cosa sia avventua è stata ampiamente smentita da esperti come il
professor Trevor Ireland dell’Australian National University, il quale
spiega chiaramente che tentare di riprodurre le rocce lunari avrebbe dei
costi astronomici e sarebbe comunque un monumentale fallimento.
L’ingegnere aerospaziale citato da Mazzucco, Bill Wood è un ingegnere aerospaziale, non mi risulta essere anche un minerologo, un petrologo o un geologo, quindi non credo che la sua opinione possa avere alcuna rilevanza sull'argomento.
La questione delle rocce lunari si conclude con la storia del pezzo di legno pietrificato esposto in un museo olandese e spacciato come roccia lunare.
Non mi è affatto chiaro per quale motivo Mazzucco abbia voluto includere questa storia nel suo documentario: Il fatto che questo falso possa provenire dagli astronauti in visita è una leggenda metropolitana non supportata da nessuna evidenza. Gli astronauti non erano autorizzati a regalare in giro rocce lunari e non ci sono altri casi documentati in cui l'abbiano fatto.
Penso che possiamo archiviare anche questo tentativo di Mazzucco di smontare la prova delle rocce lunari che rimane assolutamente valida.
Occupiamoci della prova successiva:
5. I panorami mostrati nelle foto scattate dagli astronauti rappresentano
una prova degli allunaggi
I paesaggi immortalati dagli astronauti in foto e video, sono chiaramente molto ampi e non
entrano di certo in un set cinematografico. Il debunker Paolo Attivissimo
mostra la "strisciata" fotografata da Aldrin che abbraccia una ampia
porzione del panorama nel quale il modulo lunare è molto piccolo. E’
davvero difficile credere che una vista simile possa essere simulata in
uno studio, soprattutto con le tecniche cinematografiche dell'epoca.
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M. Mazzucco
Panorami simili a quelli che si trovano nel materiale
fotografico prodotto dagli astronauti sono facilmente riprodotti in
cinematografia, come nel caso del film Magnificent Desolation: Walking
on the Moon 3D, prodotto da Tom Hanks nel 2005.
Le immagini del set dove
è stata girata la scena mostrano come lo spazio dell’allunaggio
cinematografico sia estremamente contenuto.
La tecnica usata è quella di
creare uno sfondo finto creando una illusione. Oggigiorno si utilizzano
greenscreen in computer grafica, mentre in passato, questi fondali
venivano proiettati su uno schermo riflettente attraverso una tecnica chiamata Front Projection.
Un esempio di applicazione di questa tecnica è la scena iniziale di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrik, dove si vedono degli ominidi in
primo piano che si muovono su uno sfondo costituito da una savana che sembra sconfinata.
Un modo
per riconoscere la presenza di questa tecnica è quella di individuare
una netta linea di separazione tra il terreno reale e quello proiettato.
La presenza di tale linea di separazione è riscontrabile in moltissime foto di quelle scattate sulla luna...
ed è addirittura presente una panoramica a 360°. Com'è possibile che questa linea viaggi tutta attorno allo scatto?
O gli astronauti sono atterrati su un tronco di cono separato dalle montagne circostanti, oppure la ripresa è stata fatta in uno studio.
A quei tempi, le case
cinematografiche di Hollywood avevano predisposto anche sistemi con
fondali in set cinematografici con fondali dipinti che potevano tranquillamente simulare essere utilizzate per realizzare le scene con il rover lunare.
Il noto direttore ed operatore
della fotografia, Nicola Pecorini, ha confermato come è assoultamente possibile realizzare scenari che simulano spazi così ampi attraverso l'utilizzo dei backdrop, ovvero i fondali dipinti.
Un’altra tecnica che può essere stata utilizzata è quella della
miniaturizzazione.
Le ripartenze dal suolo lunare dei LEM, ad esempio,
sembrano proprio essere dei modellini miniaturizzati.
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FE DELUSION
Tanta carne al fuoco in questo punto sulle tecniche cinematografiche.
Innanzitutto partiamo dalla panoramica composita scattata da Aldrin e mostrata da Paolo Attivissimo.
In che modo Mazzucco la affronta? Semplicemente ignorandola.
Quella è una panoramica ottenuta a ventaglio attraverso otto scatti, come si evince da questo documento ufficiale della missione Apollo 11 dove, per altro, sono riportate tutte le riprese fotografiche con i relativi codici per ciascuno scatto.
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Mappa preliminare riportante la posizione delle riprese e scatti fotografici effettuati sul sito durante le attività extraveicolari dell'Apollo 11 |
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Scatti di Aldrin dalla posizione 5 utilizzati per costruire il panorama. |
Cosa può avere a che fare questa situazione con il Front Projection? Assolutamente nulla.
Oltretutto, in questo panorama mancano anche le famigerate linee che dovrebbero separare la scena dal fondale. Ma ne parleremo tra poco.
Entriamo un attimo nel merito della scena del film "Magnificent Desolation" del 2005.
La somiglianza con l'originale è davvero buona, ma c'è un problema:
la tecnica di ripresa non ha veramente nulla a che fare con il Front Projection.
I fondali sono stati elaborati al computer ed aggiunti con la tecnica del green screen. Anche qui, mancano le famigerate linee di separazione.
Le tecniche cinematografiche utilizzate per realizzare questo film non erano ancora state sviluppate. Perché citare questo film, allora, se non rispecchia lo stato dell'arte della cinematografia all'epoca degli allunaggi?
Sia ben chiaro: Questa scena sarebbe stata impossibile da realizzare con il
Front Projection e lo si può capire solo comprendendo come questa
tecnica funziona.
Vediamo il perché.
Come funziona i Front Projection?
L'elemento chiave del Front Projection è un fondale molto particolare realizzato dalla 3M chiamato Scotchlite, fatto di micro specchi che rimandano la luce al 95% nella stessa direzione di provenienza.
Per intenderci, è lo stesso materiale di cui sono fatte le fasce dei giacchini per la sicurezza:
Perché questo telo diventò così utile? In virtù della sua peculiarità di riflettere direzionalmente la luce, era possibile illuminare il personaggio in primo piano senza che la luce andasse a creare problemi sullo sfondo.
L'impiego del telo, però, non era sufficiente. perché c'era un problema abbastanza evidente da risolvere: l'oggetto in primo piano, faceva ombra sullo sfondo.
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Ombra dell'oggetto in primo piano sullo sfondo in un Front Projection |
La soluzione trovata era quella di far combaciare la posizione della
telecamera di ripresa con il proiettore.
Questa sovrapposizione ovviamente, non poteva essere ottenuta fisicamente.Venne quindi utilizzato lo stratagemma di posizionare uno pannello a 45° tra le linee di proiezione e di ripresa, che da un lato fosse specchiante (faccia rivolta verso il proiettore|) e dall'altro fosse trasparente (faccia rivolta verso la cinepresa).
In questa maniera era possibile allineare i fasci luminosi verso e dal fondale e quindi fare in modo che lo stesso oggetto in primo piano si sovrapponesse perfettamente sull'ombra che produceva rispetto alla telecamera.
Capite bene come, essendo tutto necessariamente fisso e misurato, questa tecnica sia assoltuamente statica e non può essere utilizzata per simulare le scene e le panoramiche delle passeggiate lunari. Gli attori devono stare necessariamente davanti allo schermo in primo piano nello spazio a loro designato, perché il fondale è quello.
La cosa non ha veramente alcun senso quando si vogliono giustificare panoramiche e scatti a 360° con questa tecnica.
Veniamo, finalmente, alle presunte linee di stacco tra scena e fondali.
A parte il fatto che, come già dimostrato con la panoramica di Aldrin, non tutte gli scatti presentano questa linea di stacco. Di scatti come questi in cui non si ravvisa alcuna linea di stacco ce ne sono tantissimi.
Aldilà del fatto che la tecnica del Front Projection sia molto limitata ma, se fosse stata realmente utilizzata, dovremmo vedere la linea di stacco in tutte le foto, non solo in alcune, ma non è così.
Il fatto di prendere gli esempi che corroborano la tua tesi scartando quelli che la demoliscono si definisce cherry picking ed è un classico bias di conferma.
Il ragionamento secondo il quale la linea continua per 360° dimostrerebbe il falso, perchè altrimenti gli astronauti si dovevano trovare su di un tronco di cono è altrettanto ridicola.
Lo stesso effetto si avrebbe nel caso in cui gli scatti fossero stati effettuati da una depressione del terreno e questa è una condizione piuttosto normale sulla luna.
La cosa che non funziona per niente nel discorso di Mazzucco è quella di attribuire la presenza di questa linea necessariamente alla presenza di un fondale.
Non può essere che quelle linee di stacco siano dovute a profili di dune o rialzi?
Vi faccio vedere delle immagini dove abbiamo le stesse linee di stacco sulla Terra, ma non ci troviamo assolutamente su di un set cinematografico:
Nell'ultima immagine, la linea di stacco potete scegliervela.
Insomma, è stata menzionata una tecnica cinematografica (Frontal Projection) che ha poco a che fare con gli scatti e le riprese eseguiti sulla luna e si rileva il tentativo di corroborare la tesi dell'impiego di questa tecnica forzando il ragionamento sulle linee di stacco come elementi esclusivi di presenti su un set cinematografico, quando invece questi possono essere del tutto naturali in un paesaggio privo di vegetazione.
Veniamo al primo contributo di un esperto, Nicola Pecorini, noto direttore ed operatore
della fotografia. Mazzucco chiede a questo esperto se sia possibile simulare in studio scenari come quello con il rover in movimento. La risposta dell'esperto è affermativa.
Ma dov'è il problema in questo "contributo dell'esperto"?
Il problema sta nel fatto che la domanda viene posta in maniera da ottenere una risposta di tipo qualitativa e non quantitativa.
Nessuno mette in dubbio che scene simili a quella del rover possano essere realizzate in studio, ma esisterà pure un limite? Oppure, in base alle parole dell'esperto dobbiamo concludere che, all'epoca degli allunaggi, fosse possibile simulare con i fondali una scena nella quale il rover si muoveva indefinitamente?
Per quanto la finzione cinematografica dell'epoca potesse essere capace di simulare scenari ampi, il contributo di un esperto avrebbe dovuto chiarire in maniera categorica quali potevano essere i limiti delle tecniche utilizzate. Viene il sospetto che questo non fosse l'interesse dell'autore.
Siamo arrivati all'ultimissima argomentazione, la miniaturizzazione, appena sfiorata da Mazzucco con il discorso della ripartenza del lem, che sembrerebbe finta dal momento che non si vede la "fiammata", molto preponderante, invece, nelle partenze dei V5 dalla Terra.
Questo è un altro argomento fallace: siccome non si conosce la fisica che c'è dietro ad un determinato fenomeno, ci si abbandona ad interpretazioni infondate.
Le
ripartenze dei lem sembrano anomale esclusivamente perché il
propellente utilizzato è diverso dal mix di idrogeno ed ossigeno
liquido impiegato nel vettore V5.
Per la ripartenza dei lem dalla luna fu utilizzata
una miscela ipergolica (idrazina e tetraossido di diazoto) che produce una fiamma estremamente contenuta. Lo stesso composto venne impiegato come propellente per i vettori delle missioni Gemini.
Come vedete, dalla sequenza, la fiamma del Gemini è veramente minima. Niente a che vedere con quella sprigionata dal V5 delle missioni Apollo.
Bene, se adesso riflettete sul fatto che i moduli lem avevano una massa notevolmente inferiore e dovevano vincere 1/6 della forza di gravità rispetto al vettore del Gemini che partiva dalla Terra, comprenderete il perché la fiamma della ripartenza dei lem è praticamente invisibile.
Come avrete capito, anche questi due punti, con relativi sotto argomentazioni, non sono in nessuna maniera sufficienti a smontare le prove dei debunker.
Ci vediamo al prossimo articolo.
Restate in attesa...