Dove ha inizio l'illusione...

Da qualche tempo va diffondendosi la bizzarra teoria secondo la quale la Terra non sarebbe uno sferoide in rotazione su se stesso ed orbitante attorno al sole, bensì un disco piatto ed immobile, coperto da una cupola di materiale ignoto. Il centro di questo disco sarebbe occupato dall'artico, mentre l'antartico rappresenterebbe uno smisurato anello di ghiaccio che ha la funzione di contenere le acque degli oceani.

Coloro che credono in questa teoria, i flat-earthers, sostengono che l'intera popolazione mondiale sia da sempre indottrinata da una elìte imperante che ci manipola attraverso le scuole, i mass media e, in special modo, la NASA che avrebbe il ruolo chiave di produrre finte missioni spaziali e finte immagini dello spazio. La Terra sferica sarebbe un inganno propinatoci fin da piccoli per non consentirci di conoscere la verità. Per corroborare il loro credo e per fare proseliti, da qualche tempo i flat-earthers stanno inondando internet di materiale multimediale che proverebbe, secondo quanto sostengono, la Terra piatta. Nonostante queste presunte prove siano campate in aria, riescono comunque a confondere ed a fare presa su molte persone che, per le ragioni più disparate, non sono equipaggiate con sufficienti conoscienze logico-matematiche utili a smascherare la truffa.

Sono convinto che nel movimento dei flat-earthers ci siano molte persone genuinamente convinte che la Terra sia piatta, ma risulta abbastanza evindente che a capo di questa faccenda ci sia qualcuno che ci sta lucrando.

NOVITA'!: Finalmente, un po' di restyling del blog! Adesso potrete accedere agli articoli pubblicati, attraverso la home page, semplicemente cliccando sulla icona relativa

mercoledì 25 settembre 2019

American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - terza parte




Dopo avervi lungamente fatto attendere, completo la disamina del documentario American Moon, per quel che riguarda le prove presentate dai debunker.
Nei prossimi articoli inizierò a trattare quelle che sono le presunte evidenze dei falsi allunaggi. A questo riguardo, mi farebbe piacere sapere da voi se preferite che io continui seguendo la narrazione del documentario, oppure trovate sia meglio che io affronti di petto i famosi 42 punti riassuntivi pubblicati da Mazzucco su LUOGO COMUNE.

Qualsiasi sarà la mia scelta, entreremo finalmente nel cuore delle questioni che hanno convinto molte persone sulla fondatezza della tesi proposta da American Moon. Per cui, cercherò di essere ancora più preciso e dettagliato di quanto io lo sia stato fino ad ora.

Ma veniamo all'ultimo punto rimasto in sospeso:

Le immagini provenienti dalle sonde in orbita attorno alla luna, dimostrano che le missioni sono reali.

Ci sono due tipi di evidenze che supportano questa tesi:

- Nel 2008, la sonda giapponese Kaguya ha effettuato la mappatura intera della superficie lunare con i dati altimetrici, attraverso la quale è possibile ricostruire la morfologia dei luoghi visitati dagli astronauti. L'elaborazione al computer di queste informazioni mostra che il terreno ricostruito è assolutamente coerente con quello mostrato nelle foto degli astronauti.


Comparazione Kaguya - Apollo 15

Comparazione Kaguya Apollo 17

- Nel 2009, la sonda americana LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) ha fotografato i siti degli allunaggi mostrando la presenza della attrezzatura rimasta sul suolo lunare. Questo è stato possibile grazie alla camera NAC (Narrow Angle Camera) ad alta risoluzione pari a 0.5 m/pixel.

Di seguito potete vedere un quadro sintetico dei siti dove si trovano i resti delle missioni americane e russe, compresi anche i luoghi dove si trovano i rover ed i lander sovietici. (ho dovuto ridurre questa immagine per potervela proporre. Il file di partenza è un tif da 324 MB che potete trovare qui: http://lroc.sese.asu.edu/popular_downloads/LROC_Revisiting_Exploration_Sites.tif)


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M. Mazzucco

Questo materiale non può essere utilizzato in favore degli allunaggi per diversi motivi:

1. Tra il 1966 e 1967, la NASA inviò 5 sonde in orbita attorno alla luna (Lunar Orbiter 1-2-3-4-5)  con lo scopo di rilevare in maniera dettagliata la sua superficie per le zone dove si intendeva effettuare gli allunaggi. Tali informazioni vennero utilizzate per realizzare dei modelli in scala della luna. Le riprese di questi modelli sarebbero servite in un simulatore per addestrare gli astronauti all'allunaggio. 



Nulla toglie, però, che questi filmati possano essere stati impiegati proprio in sostituzione di quelli degli allunaggi, mai avvenuti. Quindi, questo materiale non può essere utilizzato come prova degli allunaggi.

2. Per quel che riguarda le immagini riprese dall'LRO, la NASA può averle falsificate come tutto il resto e non sarebbe nemmeno troppo complicato dal momento che di una operazione simile, ovvero l'aggiunta di falsi oggetti e percorsi sulle foto, sarebbero capaci anche dei ragazzini bravi ad usare softare di grafica.

In aggiunta, esiste un'altro episodio che dovrebbe farci riflettere sulla malafede della NASA.

Alla Wired Nextfest il 13 settembre2007, Google diede vita ad una competizione aperta a compagnie private per il raggiungimento ed atterraggio sulla luna entro il 2018.


Come riporta Wikipedia:
"Il Google Lunar X Prize offriva un totale di 30 milioni di dollari statunitensi di premio alla prima squadra privata che sarebbe riuscita a far atterrare sulla Luna un robot a guida autonoma (rover). Il robot avrebbe dovuto percorrere almeno 500 metri e trasmettere immagini e video in alta definizione come prova del riuscito allunaggio. 

La prima squadra a riuscire nell'impresa avrebbe potuto reclamare il premio principale di 20 milioni, mentre la seconda squadra avrebbe ottenuto il premio per il secondo posto di 5 milioni di dollari. 

Altri premi in denaro erano previsti per la squadra del rover in grado di percorrere almeno 5 km sulla Luna, oppure in grado di fotografare i resti del programma Apollo o altri oggetti di costruzione umana".

Quindi, oltre al premio principale di 30 milioni di dollari per l'atterraggio sulla luna con rover a guida automatica, esisteva anche un premio aggiuntivo per chi fosse riuscito a fotografare i siti degli allunaggi dell'Apollo.

Su questo ultimo punto, la NASA ritenne opportuno produrre delle linee guida contenenti una serie di Raccomandazioni per la protezione e la preservazione degli artefatti del governo statunitenze di importanza storica e scientifica. Qui trovate il PDF:

https://www.nasa.gov/pdf/617743main_NASA-USG_LUNAR_HISTORIC_SITES_RevA-508.pdf

Si tratta di indicazioni sui limiti di distanza da mantenere dai siti degli allunaggi e di sorvolo dei siti stessi nelle fasi di atterraggio.

Tali linee guida vennero acquisite dal comitato del Google Lunar X Prize impedendo ai team partecipanti di produrre una prova che potesse chiarire una volta per tutte la verità sugli allunaggi.

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FE DELUSION
Bene, affrontiamo queste ultime contestazioni.

1. Confronto tra foto-scattate-sulla-luna e ricostruzioni-KAGUYA. 
Come accaduto già in precedenza nel documentario, Mazzucco ignora ignora completamente quanto presentato dal debunker, spostando l'attenzione su qualcosa di avulso, dando quindi una sua interpretazione personale della prova non propriamente attinente.

Mazzucco non dice assolutamente nulla al riguardo di tale confronto. Avrebbe potuto studiare con attenzione le immagini scattate dagli Orbiter americani spiegando quale tecnica poteva aver usato la NASA per avere una precisa rappresentazione del suolo lunare sul presunto set cinematografico, ma non ne fa alcuna menzione. Né può valere il discorso sul possibile utilizzo di tecniche come il front projection, come abbiamo visto, infondato.

L'unica cosa che possiamo fare, quindi, è ragionare sulle recriminazioni di Mazzucco:
I modelli della luna costruiti per il simulatore e, quindi, le relative riprese degli stessi, potrebbero essere stati impiegati per falsificare gli allunaggi.

Bene,vediamo il perché tale ipotesi è da scartare.
Trovo curioso il fatto che, in questo frangente, Mazzucco dimentichi comletamente un aspetto piuttosto rilevante dei filmati degli allunaggi; Aspetto che, invece, non dimentica di menzionare in altri momenti del documentario tanto da usarlo come elemento di accusa della falsificazione.

Nei filmati degli allunaggi si vede la sabbia lunare schizzare via per effetto della spinta dei razzi del modulo.

Dubito fortemente che questa cosa possa essere realizzata su di un plastico di luna appeso al soffitto con annessa ombra del modulo che sta atterrando.


La sabbia e l'ombra del modulo sono riscontrabili in tutti e sei gli allunaggi:

Apollo 11: https://youtu.be/RONIax0_1ec
Apollo 12: https://youtu.be/kFSa6vUix70
Apollo 14: https://youtu.be/oZZe-xXx9_o
Apollo 15: https://youtu.be/AxqKlDsgMzc
Apollo 16: https://youtu.be/JSXhb3J05ps
Apollo 17: https://youtu.be/A7y5feeMvEo

Bene, penso che l'inconsistenza dell'obiezione di Mazzucco su questo punto sia di facile percezione.
Passiamo al secondo punto.

2. Foto scattate dall'LRO con i siti degli allunaggi.
L'idea per la quale bisognerebbe prestare poca attenzione alle evidenze prodotte dalla NASA poichè provenienti dallo stesso soggetto indiziato, rivela spietatamente l'animo complottista un po' a senso unico di Mazzucco.
Il principio di considerare colpevole qualcuno sulla semplice base di ipotesi accusatorie, oltretutto scarsamente fondate, è un po' da inquisizione spagnola, non da giornalismo d'inchiesta professionale.

Anche l'affermazione per la quale i siti degli allunaggi rintracciati nelle foto del Lunar Reconaissance Orbiter sarebbero facilmente realizzabili da ragazzini, dimostra una inaccettabile approssimatività di indagine spiccatamente parziale.

Presumo che Mazzucco, si sia limitato nel guardare esclusivamente le immagini di sintesi in jpg rilasciate dalle varie riviste di divulgazione scientifica e non si sia preso la briga di andare a verificare i file originali, file in formato TIFF, particolarmente pesanti e nient'affatto facili da manipolare.

Immagino che non abbia notato che non esiste una singola foto per ciascun sito, ma ce ne sono svariate, con illuminazioni diverse e risoluzioni diverse (1 metro/pixel, 0.5 metri/pixel, 0.25 metri/pixel). Anche con lievissime angolazioni di ripresa.

Suppongo che Mazzucco non abbia interpellato nessun esperto di grafica digitale che potesse stabilire se quelle immagini TIFF fossero state manipolate. Non ve n'è traccia alcuna nel suo documentario.

Insomma, anche questo materiale è stato scartato senza alcuna vera analisi che ne verificasse l'autenticità.

Per completezza, riporto alcuni link dove è possibile visionare i file TIFF originali dove sono riportati i siti degli allunaggi.

http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2011/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2012/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2014/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2015/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2016/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2017/feature_highlights

Apollo 11
Apollo 12
Apollo 14

Veniamo, ora, alla questione del GOOGLE X PRICE per il quale la NASA ha realizzato le famose linee guida per la preservazione dei siti di allunaggio.

Per essere chiari:
IL PREMIO CHE DOVEVA ESSERE CONFERITO A CHI AVESSE FATTO RIPRESE DEI SITI DEGLI ALLUNAGGI NON E' STATO AFFATTO CANCELLATO. In nessuna parte delle linee guida viene riportato il divieto di filmare i siti, mantenendo le opportune distanze, né il comitato ha suggerito ai partecipanti di non farlo.

Il documento era, a mio parere, FONDAMENTALE per preservare i luoghi degli allunaggi, da considerare alla pari dei monumenti artistici e dei siti archeologici.

Tutte le disposizioni atte a preservare qualcosa di culturalmente rilevante provengono da delle linee guida che ne descrivono le modalità di appicazione, come la regola di mantenere le distanze tra l'opera d'arte ed il turista attraverso cordoni o teche trasparenti.

Le compagnie che partecipavano alla gara avrebbero potuto fare qualsiasi cosa senza regole, persino mandare i rover a scorrazzare all'interno delle aree degli allunaggi manomettendo irrimediabilmente il loro stato.

Capisco che se una persona non ha cultura e sensibilità verso la preservazione di luoghi culturalmente rilevanti, siano essi di carattere storico-artistico o scientifico, e considera gli allunaggi un imbroglio, non può comprendere l'imprescindibilità di un documento simile.

In ogni modo, l'argomento GOOGLE X PRIZE è diventato, suo malgrado, obsoleto, dal momento che la gara si è conclusa senza un vincitore: le compagnie partecipanti non sono state in grado di programmare dei lanci entro i termini di scadenza del premio.

Ma ci sono altre cose interessanti da dire che smontano definitivamente anche questa idea che la NASA stia cercando disperatamente di non farsi scoprire. Esistono altre fonti che hanno confermato e possono confermare l'esistenza dei siti di allunaggio:

-  gli scienziati cinesi hanno affemato di aver identificato tracce dei siti e dei rover degli allunaggi americani attraverso la mole di immagini scattate dalla seconda sonda lunare, Chang'e 2 del 2018, capace di catturare dettagli della superficie lunare con una risoluzione fino ad 1.3 metri/pixel.

https://www.universetoday.com/93375/china-unveils-high-resolution-global-moon-map/


 - il 22 luglio di quest'anno, l'India ha lanciato la sua seconda missione per l'esplorazione lunare. Sebbene, come tutti saprete, il lander indiano non ha avuto successo interrompendo le comunicazioni, l'orbiter è perfettamente funzionante e dispone di una fotocamera con risoluzione pari a 0.3 metri/pixel, quindi capacissima di individuare i siti degli allunaggi alla pari di LRO. 

La NASA non ha impedito in nessuna maniera la possibilità degli indiani di fotografare i siti degli allunaggi. Eventuali scatti rispettano pienamente le su citate linee guida.

https://timesofindia.indiatimes.com/india/chandrayaan-2-orbiter-to-provide-high-resolution-images-isro/articleshow/71029038.cms


Quindi, si tratta solo di attendere un tempo relativamente breve e sono sicuro che gli indiani non mancheranno di farci vedere se nei siti degli allunaggi americani ci sono effettivamente le attrezzature lasciate dalle missioni Apollo.

Capite anche da voi che, anche se volesse, la NASA non protrebbe nascondere dei presunti finti allunaggi, perché più soggetti pubblici e privati hanno raggiunto la capacità tecnica ed economica di raggiungere l'orbita ed il suolo lunare.

Perché la conquista della luna parte adesso.


martedì 27 agosto 2019

Le circumnavigazioni transpolari sono possibili?

  

Oggi torno a proporvi un articolo in linea con il blog, fornendovi un'altra evidenza che smonta la terra piatta. Non preoccupatevi, la disamina del documentario di Mazzucco riprenderà dal prossimo articolo.

Non so a quanti di voi sia mai capitato, ma a me spesso viene domandato come mai non sia possibile fare la circumnavigazione del globo terrestre in direzione nord-sud (o sud-nord), passando per i poli. 

Ma è realmente così?
Nessuno ha mai circumnavigato la Terra passando per i poli?

Ebbene, l'idea che nessuno abbia mai circumnavigato la Terra passando per i poli è totalmente sbagliata, dal momento che, per quel che ne sappia, esistono almeno 7 (SETTE) casi in cui è stata fatta una circumnavigazione transpolare attraversando l'Antartide per intero e passando per il POLO SUD.

Oltre a presentarvi queste imprese, vi mostrerò anche come non abbiano nessun senso su una terra piatta, perché sarebbero possibili solo attraverso una sorta di TELETRASPORTO o EFFETTO PAC-MAN, dal momento che tutti gli itinerari sparirebbero sulla cintura di ghiacci per riapparire dalla stessa ma agli antipodi.

Allora, cominciamo a vedere queste imprese, alcune delle quali sono finite anche sul Guinnes dei primati:
  1. Cornwell Polar Flight 1965 - partenza ed arrivo: Honolulu, Stati Uniti
  2. PANAM 50 1977 - partenza ed arrivo: San Francisco, Stati Uniti
  3. Sir Ranulph Fiennes e Charles R. Burton 1979 - partenza ed arrivo: Greenwich, Inghilterra
  4. Dich Smith 1988 - partenza ed arrivo: Sydney, Australia
  5. TAG TRANSPOLAR08 2008 - partenza ed arrivo: Farnborough, Inghilterra
  6. Mike Horn POLE2POLE 2016 - ancora in viaggio. partenza ed arrivo: Principato di Monaco
  7. ONE MORE ORBIT 2019 - partenza ed arrivo: Kennedy Space Center in Florida, Stati Uniti.
Vedamo i dettagli di queste imprese:

1. Tra il 14 ed il 17 Novembre del 1965, il primo transvolo nord-sud del globo, passando per i poli fu ad opera di due ex piloti d'aviazione transoceanica, i capitani Fred Lester Austin, Jr. e Harrison Finch,  che decollarono da Honolulu e volarono per 57 ore e 27 minuti coprendo una distanza di 42,213 chilometri attorno al globo.

Aereo utilizzato per la trasvolata: Flying Tiger della linea Boeing 707-349C, N322F.

Il viaggio fu quasi interamente pagato dal colonnello Colonel Willard F. Rockwell, fondatore della Rockwell Corporation, che fu anche uno dei 27 passeggeri a bordo.
 
Rotta seguita:

- Honolulu, Stati Uniti
- Polo Nord
- Londra, Inghilterra (sosta per rifornimento)
- Lisbona, Portogallo (sosta per completamento rifornimento)
- Buenos Aires, Argentina (stop per rifornimento)
- Polo Sud (sorvolo attorno al polo sud per 4 volte)
- Christchurch, Nuova Zelanda
- Honolulu, Stati Uniti



Nell'articolo seguente trovate tutti i dettagli:
https://www.thisdayinaviation.com/tag/the-rockwell-polar-flight/

Riporto, adesso, lo stesso percorso sulla terra piatta e vediamo se sia possibile:


Come potete vedere, il volo raggiunge l'Antartide dal Sud America ma, ricompare in Oceania avendo come tappa la città neozelandese di Christchurch. 
Con quale mezzo di fantasia c'è arrivato?

2. Nel 1977, la compagnia aerea PANAM effettuò un viaggio commemorativo per i 50 anni di attività (denominato PanAm Flight 50)  che prevedeva la circumnavigazione della Terra passando per entrambi i poli. I passeggeri parteciparono alle celebrazioni sia sull'aereo, durante il sorvolo dei due poli, sia nei vari scali previsti.
  
Qui potete trovare informazioni sul volo tra le quali è presente anche un video documentario dell'evento:
Volo che effettuò il viaggio di celebrazione dei 50 anni di attività della PANAM

Qui sotto potete vedere in maniera schematica la rotta seguita con i vari scali per il rifornimento:


Rotta seguita:

- San Francisco, Stati Uniti
- Polo Nord
- Londra, Inghilterra
- Città del Capo, Sud Africa
- Polo Sud
- Auckland, Nuova Zelanda
- San Francisco, Stati Uniti


Anche in questo caso, riportando l'itinerario sulla terra piatta, questo non ha senso. Questa volta,
il volo raggiunge l'Antartide passando per il Sud Africa ma, ricompare in Oceania avendo come tappa la città neozelandese di Auckland.



3. Nel 1979, Sir Ranulph Fiennes e Charles R. Burton fecero una impresa che venne riportata nel Libro dei Guinnes dei primati come la prima circumnavigazione polare sulla superficie terrestre. 

I due esploratori partirono da Greenwich, Inghilterra alla volta del Polo Sud e, dopo averlo traguardato, viaggiarono via terra e mare in direzione del Polo Nord, per poi tornare alla località di partenza, ovvero Greenwich.
  





Qui potete vedere una mappa un po' meno dettagliata, ma che permette di seguire l'intero tragitto:




Rotta seguita:
- Greenwich, Inghilterra
- Città del Capo, Sud Africa
- Polo Sud
- Auckland, Nuova Zelanda
- Sydney, Australia
- Los Angeles, Stati Uniti
- Vancouver, Canada
- Yukon River, Canada
- Polo Nord
- Greenwich, Inghilterra

Stesso problema con la mappa della terra piatta.  In questo caso, gli avventurieri non si spostavano nemmeno in aereo. Il teletrasporto da Città del Capo ad Aukland, passando per i ghiacci dell'Antartide, suona ancora più assurdo.









4. Nel 1988-1989, Dick Smith effettuò una circumnavigazione transpolare in solitaria a bordo di un aereoplano Twin Otter.

Nel libro OUR FANTASTIC PLANET c'è la descrizione della sua avventura con tantissime fotografie.

Copertina del libro


Mappa dell'intera impresa, contenuta nel libro



Mappe di dettaglio delle vari fasi della circumnavigazione, sempre contenute nel libro

Vi risparmio l'elenco delle tappe per l'avventura di Dick Smith, che potete comunque vedere sulle cartine qui sopra e scoprire nel suo libro pieno di immagini spettacolari.

Naturalmente, nemmeno questa impresa ha alcun senso sulla terra piatta.


5. Nel 2008, la compagnia TAG (Techniques d'Avant Garde) effettuò una circumnavigazione traspolare, TRANSPOLAR08, realizzando anche il record di velocità con una media pari agli 822.8 km/h.



Qui trovate le informazioni dell'impresa: http://www.transpolar08.com/



Rotta seguita:
- Farnborough, Inghilterra
- Polo Nord
- Whitehorse, Yukon, Canada
- Majuro, Isole Marshall
- Christchurch, Nuova Zelanda
- Polo Sud
- Punta Arenas, Cile
- Sal, Capo Verde
- Farnborough, Inghilterra


Come per i casi precedenti, il tragitto sulla terra piatta non funziona.
L'aereo si inoltra sull'Antartide lasciando la Nuova Zelanda e ricompare dai ghiacci facendo scalo a Punta Arenas, in Cile.





6. Nel 2016, il veterano sudafricano Mike Horn è partito per la circumnavigazione transpolare del globo (POLE2POLE), in una impresa che durerà circa 4 anni similmente a come aveva fatto Ranulph Fiennes



Appena l'anno scorso, Horn ha compiuto la traversata dell'Antartide ed ora si sta preparando per affrontare quella dell'Artide.


Tracciamento del''attraversamento del continente antartico di Horn

Questa è l'attuale posizione ad agosto 2019 di Horn

Oramai penso che sia abbastanza chiaro. Nessuno di questi tragitti ha un minimo senso sulla terra piatta. Horn fa una traversata molto simile a quella di Fiennes, raggiungendo l'Antartide da Città del Capo, in Sud Africa, per poi ritrovarsi quasi agli antipodi della terra piatta lasciando il continente alla volta di Sydney.



7. E' solo di qualche mese fa l'ultima circumnavigazione transpolare del pianeta, compiuta il 9-11 luglio 2019, evento organizzato per la commemorazione dei 50 anni dall'allunaggio americano. Il presidente dell'Avia Aviation Hamish Harding e l'ex comandante della Stazione spaziale internazionale Col. Terry Virts hanno battuto il record del Round-the-World per qualsiasi aereo che sorvolasse i poli nord e sud in un jet business a lungo raggio Gulfstream G650ER Executive Qatar con una durata di volo di sole 46:40:22 ore, minuti e secondi.


Equipaggio di One More Orbit


Rotta seguita:
- Kennedy Space Center - Florida, Stati Untiti
- Polo Nord
- Nur Sultan, Kazakhstan
- Port Louis, Isole Mauritius
- Polo Sud
- Punta Arenas, Cile
- Kennedy Space Center - Florida, Stati Untiti
Bene, penso che i dubbi  sulla possibilità di attraversare l'Antartide, via cielo e via terra, per compiere una circumnavigazione nord-sud o sud-nord del globo terrestre, siano stati ampiamente soddisfatti.

Ci vediamo al prossimo articolo.


domenica 18 agosto 2019

American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - seconda parte



Eccoci al terzo appuntamento dedicato al documentario American Moon, di Massimo Mazzucco.

Ci eravamo lasciati la volta scorsa con l'analisi di tre prove presentate dai debunker ed abbiamo visto come le obiezioni di Mazzucco fossero del tutto inconsistenti.

Continuiamo con le prove dei debunker, che Mazzucco ritiene non valide.

In questo articolo affronterò solo due punti riportati nel documentario, dal momento che le argomentazioni offerte dall'autore sono tante e vale la pena affrontarle in maniera adeguata.

Lo stile sarà quello descritto nell'articolo precedente.

Cominciamo subito:

Roccia lunare recuperata durante la missione Apollo 15

4.Le rocce lunari provano gli allunaggi

Con i 6 allunaggi, gli astronauti hanno riportato sulla Terra ben 382 kg di rocce lunari.  Pensare di  poter falsificare questo materiale è alquanto impossibile, per via delle peculiari caratteristiche morfologiche e di composizione chimica degli esemplari riportati. Quindi, le rocce lunari sono una chiara evidenza del fatto che gli astronauti siano realmente stati sulla luna.

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M. Mazzucco
Le presunte rocce riportate dagli astronauti possono tranquillamente provenire dagli asteroidi lunari rinvenuti in Antartide qualche anno prima da una spedizione americana alla quale partecipò anche Wernher Von Braun (sarà un caso?), come riporta la New World Encyclopedia.

Oppure, possono essere state prelevate da una sonda automatica che le ha riportate sulla Terra, come fecero i sovietici con le missioni Luna16, 20 e 24.
Modello di robot per la raccolta di rocce lunari inviato dai sovietici con il Luna 16

Esiste anche la possibilità che le pietre lunari siano state ricreate artificialmente in laboratorio sulla Terra, come suggerisce Bill Wood, un ingegnere aerospaziale. 

Inoltre, esiste il famoso caso della pietra lunare regalata all’ambasciatore olandese dagli astronauti in visita e che risulta essere un pezzo di legno pietrificato. Quindi può essere che molte di queste siano proprio false.
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FE DELUSION
Mazzucco presenta diverse spiegazioni che, secondo lui, invaliderebbero la prova delle rocce lunari. Le analizzerò una per una mostrandovi come siano assolutamente inconsistenti

Cominciamo dalla prima:

- le rocce presentate dalle missioni apollo sarebbero quelle rinvenute in Antartide da Von Braun.

A parte che non si capisce bene quale rilevanza possa avere nominare la presenza dello scienziato tedesco in Antartide per corroborare la tesi dei meteoriti lunari spacciati come materiale raccolto sulla luna (non mi risulta che Von Braun fosse un geologo) ma esistono diversi motivi per i quali questa storia non sta in piedi:

1. La prima roccia lunare proveniente dall'Antartide è stata identificata nel 1979 (Yamato 791197)

Prima roccia lunare proveniente dall'Antartide identificata nel 1979
Il fatto che gli americani si misero alla ricerca di meteoriti lunari nel 1967 non vuol dire che ne trovarono. Questa cosa non si evince in nessuna maniera dalla frase riportata dalla New World Encyclopedia

Cercare non vuol dire Trovare.

2. Le rocce lunari in Antartide sono piuttosto rare ed è abbastanza inverosimile che gli americani possano averne trovate per 382 kg.

3. Le rocce trovate in Antartide riconosciute come provenienti dalla luna sono diverse da quelle riportate dalle missioni Apollo.

Le rocce presentano delle spiccate differenze: i meteoriti che si trovano sulla Terra sono profondamente alterati durante l'attraversamento incandescente ad alta velocità dell'atmosfera. La loro superficie è parzialmente fusa, erosa e levigata. 

Una volta a terra, queste rocce sono sottoposte agli agenti atmosferici e modificate chimicamente dall'interazione con l'aria. Le rocce prelevate sulla luna dalle missioni Apollo sono invece frastagliate e incontaminate. La loro superficie presenta crateri microscopici prodotti dall'esposizione al vento solare.


Meteorite ritrovato in Antarctica. Credit: ANSMET, 2017
Qui potete trovare una analisi delle rocce lunari eseguita da una università americana. Viene spiegato anche il perché le rocce riportate dagli astronauti non possono essere quelle recuperate in Antartide:

Sia ben chiaro che nemmeno la rimozione dello strato superficiale delle rocce antartiche sarebbe comunque utile a farle passare per esemplari raccolti sulla luna. Lo strato superficiale delle rocce prelevate sulla luna presentano delle caratteristiche che non sono rintracciabili negli strati più interni. L'assenza di queste caratteristiche superficiali sarebbero evidenti a qualsiasi geologo.

Insomma, le rocce antartiche non possono essere in nessuna maniera scambiate come rocce prelevate sulla luna.

Passiamo al secondo punto:
- le rocce possono essere state prelevate da sistemi automatizzati come fecero i sovietici.

Questa idea è semplicemente assurda.  

A parte che non c'è nessuna traccia di possibili missioni americane per il prelievo automatizzato di materiale dalla luna, ma basterebbe solo riflettere sui quantitativi di roccia riportati dai sovietici sulla Terra in questa maniera per abbandonare all'istante questa fantasia:

- Luna 16, 101 grammi
- Luna 20, 30 grammi
- Luna 24, 170 grammi

Per un totale di 301 grammi.

Agli americani sarebbero servite più di mille missioni simili a quelle russe per riportare 382 kg di rocce!!!!

Veniamo all'ultimo punto:
- Le rocce sono state prodotte artificialmente.

La possibilità che questa cosa sia avventua è stata ampiamente smentita da esperti come il professor Trevor Ireland dell’Australian National University, il quale spiega chiaramente che tentare di riprodurre le rocce lunari avrebbe dei costi astronomici e sarebbe comunque un monumentale fallimento.


L’ingegnere aerospaziale citato da Mazzucco, Bill Wood è un ingegnere aerospaziale, non mi risulta essere anche un minerologo, un petrologo o un geologo, quindi non credo che la sua opinione possa avere alcuna rilevanza sull'argomento.

La questione delle rocce lunari si conclude con la storia del pezzo di legno pietrificato esposto in un museo olandese e spacciato come roccia lunare.
Non mi è affatto chiaro per quale motivo Mazzucco abbia voluto includere questa storia nel suo documentario: Il fatto che questo falso possa provenire dagli astronauti in visita è una leggenda metropolitana non supportata da nessuna evidenza. Gli astronauti non erano autorizzati a regalare in giro rocce lunari e non ci sono altri casi documentati in cui l'abbiano fatto.

Penso che possiamo archiviare anche questo tentativo di Mazzucco di smontare la prova delle rocce lunari che rimane assolutamente valida.

Occupiamoci della prova successiva:

5. I panorami mostrati nelle foto scattate dagli astronauti rappresentano una prova degli allunaggi


I paesaggi immortalati dagli astronauti in foto e video, sono chiaramente molto ampi e non entrano di certo in un set cinematografico. Il debunker Paolo Attivissimo mostra la "strisciata" fotografata da Aldrin che abbraccia una ampia porzione del panorama nel quale il modulo lunare è molto piccolo. E’ davvero difficile credere che una vista simile possa essere simulata in uno studio, soprattutto con le tecniche cinematografiche dell'epoca.
_________________________________________________________________________ 
M. Mazzucco
Panorami simili a quelli che si trovano nel materiale fotografico prodotto dagli astronauti sono facilmente riprodotti in cinematografia, come nel caso del film Magnificent Desolation: Walking on the Moon 3D, prodotto da Tom Hanks nel 2005.


Le immagini del set dove è stata girata la scena mostrano come lo spazio dell’allunaggio cinematografico sia estremamente contenuto. 


La tecnica usata è quella di creare uno sfondo finto creando una illusione. Oggigiorno si utilizzano greenscreen in computer grafica, mentre in passato, questi fondali venivano proiettati su uno schermo riflettente attraverso una tecnica chiamata Front Projection.




Un esempio di applicazione di questa tecnica è la scena iniziale di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrik, dove si vedono degli ominidi in primo piano che si muovono su uno sfondo costituito da una savana che sembra sconfinata.


Un modo per riconoscere la presenza di questa tecnica è quella di individuare una netta linea di separazione tra il terreno reale e quello proiettato.


La presenza di tale linea di separazione è riscontrabile in moltissime foto di quelle scattate sulla luna...


ed è addirittura presente una panoramica a 360°. Com'è possibile che questa linea viaggi tutta attorno allo scatto? 


O gli astronauti sono atterrati su un tronco di cono separato dalle montagne circostanti, oppure la ripresa è stata fatta in uno studio.


A quei tempi, le case cinematografiche di Hollywood avevano predisposto anche sistemi con fondali in set cinematografici con fondali dipinti che potevano tranquillamente simulare essere utilizzate per realizzare le scene con il rover lunare.

Il noto direttore ed operatore della fotografia, Nicola Pecorini, ha confermato come è assoultamente possibile realizzare scenari che simulano spazi così ampi attraverso l'utilizzo dei backdrop, ovvero i fondali dipinti.

Un’altra tecnica che può essere stata utilizzata è quella della miniaturizzazione.
Le ripartenze dal suolo lunare dei LEM, ad esempio, sembrano proprio essere dei modellini miniaturizzati.


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FE DELUSION
Tanta carne al fuoco in questo punto sulle tecniche cinematografiche.

Innanzitutto partiamo dalla panoramica composita scattata da Aldrin e mostrata da Paolo Attivissimo.
In che modo Mazzucco la affronta? Semplicemente ignorandola.

Quella è una panoramica ottenuta a ventaglio attraverso otto scatti, come si evince da questo documento ufficiale della missione Apollo 11 dove, per altro, sono riportate tutte le riprese fotografiche con i relativi codici per ciascuno scatto.
 
Mappa preliminare riportante la posizione delle riprese e scatti fotografici effettuati sul sito durante le attività extraveicolari dell'Apollo 11

Scatti di Aldrin dalla posizione 5 utilizzati per costruire il panorama.
Cosa può avere a che fare questa situazione con il Front Projection? Assolutamente nulla.
Oltretutto, in questo panorama mancano anche le famigerate linee che dovrebbero separare la scena dal fondale. Ma ne parleremo tra poco.

Entriamo un attimo nel merito della scena del film "Magnificent Desolation" del 2005.
La somiglianza con l'originale è davvero buona, ma c'è un problema: 
la tecnica di ripresa non ha veramente nulla a che fare con il Front Projection.

I fondali sono stati elaborati al computer ed aggiunti con la tecnica del green screen. Anche qui, mancano le famigerate linee di separazione. 



Qui trovate tutti i dettagli da parte della casa di produzione AGRAPHA PRODUCTION: http://www.agraphafx.com/series/ag_magdes_fx/

Le tecniche cinematografiche utilizzate per realizzare questo film non erano ancora state sviluppate. Perché citare questo film, allora, se non rispecchia lo stato dell'arte della cinematografia all'epoca degli allunaggi?

Sia ben chiaro: Questa scena sarebbe stata impossibile da realizzare con il Front Projection e lo si può capire solo comprendendo come questa tecnica funziona. 

Vediamo il perché.

Come funziona i Front Projection?

L'elemento chiave del Front Projection è un fondale molto particolare realizzato dalla 3M chiamato Scotchlite, fatto di micro specchi che rimandano la luce al 95% nella stessa direzione di provenienza.

Per intenderci, è lo stesso materiale di cui sono fatte le fasce dei giacchini per la sicurezza:


Perché questo telo diventò così utile? In virtù della sua peculiarità di riflettere direzionalmente la luce, era possibile illuminare il personaggio in primo piano senza che la luce andasse a creare problemi sullo sfondo. 

L'impiego del telo, però, non era sufficiente. perché c'era un problema abbastanza evidente da risolvere: l'oggetto in primo piano, faceva ombra sullo sfondo

Ombra dell'oggetto in primo piano sullo sfondo in un Front Projection
La soluzione trovata era  quella di far combaciare  la posizione della telecamera di ripresa con il proiettore. 
Questa sovrapposizione ovviamente, non poteva essere ottenuta fisicamente.Venne quindi utilizzato lo stratagemma di posizionare uno pannello a 45° tra le linee di proiezione e di ripresa, che da un lato fosse specchiante (faccia rivolta verso il proiettore|) e dall'altro fosse trasparente (faccia rivolta verso la cinepresa). 
In questa maniera era possibile allineare i fasci luminosi verso e dal fondale e quindi fare in modo che lo stesso oggetto in primo piano si sovrapponesse perfettamente sull'ombra che produceva rispetto alla telecamera.



Capite bene come, essendo tutto necessariamente fisso e misurato, questa tecnica sia assoltuamente statica e non può essere utilizzata per simulare le scene e le panoramiche delle passeggiate lunari. Gli attori devono stare necessariamente davanti allo schermo in primo piano nello spazio a loro designato, perché il fondale è quello. 

La cosa non ha veramente alcun senso quando si vogliono giustificare panoramiche e scatti a 360° con questa tecnica.



Veniamo, finalmente, alle presunte linee di stacco tra scena e fondali. 
A parte il fatto che, come già dimostrato con la panoramica di Aldrin, non tutte gli scatti presentano questa linea di stacco. Di scatti come questi in cui non si ravvisa alcuna linea di stacco ce ne sono tantissimi.
Aldilà del fatto che la tecnica del Front Projection sia molto limitata ma, se fosse stata realmente utilizzata, dovremmo vedere la linea di stacco in tutte le foto, non solo in alcune, ma non è così. 

Il fatto di prendere gli esempi che corroborano la tua tesi scartando quelli che la demoliscono si definisce cherry picking ed è un classico bias di conferma.

Il ragionamento secondo il quale la linea continua per 360° dimostrerebbe il falso, perchè altrimenti gli astronauti si dovevano trovare su di un tronco di cono è altrettanto ridicola.
Lo stesso effetto si avrebbe nel caso in cui gli scatti fossero stati effettuati da una depressione del terreno e questa è una condizione piuttosto normale sulla luna.

La cosa che non funziona per niente nel discorso di Mazzucco è quella di attribuire la presenza di questa linea necessariamente alla presenza di un fondale.

Non può essere che quelle linee di stacco siano dovute a profili di dune o rialzi?
Vi faccio vedere delle immagini dove abbiamo le stesse linee di stacco sulla Terra, ma non ci troviamo assolutamente su di un set cinematografico:




Nell'ultima immagine, la linea di stacco potete scegliervela.

Insomma, è stata menzionata una tecnica cinematografica (Frontal Projection) che ha poco a che fare con gli scatti e le riprese eseguiti sulla luna e si rileva il tentativo di corroborare la tesi dell'impiego di questa tecnica forzando il ragionamento sulle linee di stacco come elementi esclusivi di presenti su un set cinematografico, quando invece questi possono essere del tutto naturali in un paesaggio privo di vegetazione.

Veniamo al primo contributo di un esperto, Nicola Pecorini, noto direttore ed operatore della fotografia. Mazzucco chiede a questo esperto se sia possibile simulare in studio scenari come quello con il rover in movimento. La risposta dell'esperto è affermativa.

Ma dov'è il problema in questo "contributo dell'esperto"?

Il problema sta nel fatto che la domanda viene posta in maniera da ottenere una risposta di tipo qualitativa e non quantitativa.

Nessuno mette in dubbio che scene simili a quella del rover possano essere realizzate in studio, ma esisterà pure un limite? Oppure, in base alle parole dell'esperto dobbiamo concludere che, all'epoca degli allunaggi, fosse possibile simulare con i fondali una scena nella quale il rover si muoveva indefinitamente?
Per quanto la finzione cinematografica dell'epoca potesse essere capace di simulare scenari ampi, il contributo di un esperto avrebbe dovuto chiarire in maniera categorica quali potevano essere i limiti delle tecniche utilizzate. Viene il sospetto che questo non fosse l'interesse dell'autore.

Siamo arrivati all'ultimissima argomentazione, la miniaturizzazione, appena sfiorata da Mazzucco con il discorso della ripartenza del lem, che sembrerebbe finta dal momento che non si vede la "fiammata", molto preponderante, invece, nelle partenze dei V5 dalla Terra.

Questo è un altro argomento fallace: siccome non si conosce la fisica che c'è dietro ad un determinato fenomeno, ci si abbandona ad interpretazioni infondate.

Le ripartenze dei lem sembrano anomale esclusivamente perché il propellente utilizzato è diverso dal mix di idrogeno ed ossigeno liquido impiegato nel vettore V5. 

Per la ripartenza dei lem dalla luna fu utilizzata una miscela ipergolica (idrazina e tetraossido di diazoto) che produce una fiamma estremamente contenuta. Lo stesso composto venne impiegato come propellente per i vettori delle missioni Gemini.

Come vedete, dalla sequenza, la fiamma del Gemini è veramente minima. Niente a che vedere con quella sprigionata dal V5 delle missioni Apollo. 

Bene, se adesso riflettete sul fatto che i moduli lem avevano una massa notevolmente inferiore e dovevano vincere 1/6 della forza di gravità rispetto al vettore del Gemini che partiva dalla Terra, comprenderete il perché la fiamma della ripartenza dei lem è praticamente invisibile.

Come avrete capito, anche questi due punti, con relativi sotto argomentazioni, non sono in nessuna maniera sufficienti a smontare le prove dei debunker.

Ci vediamo al prossimo articolo.

Restate in attesa...