Un'utile guida per conoscere meglio la realtà che ci circonda evitando teorie improbabili
Dove ha inizio l'illusione...
Coloro che credono in questa teoria, i flat-earthers, sostengono che l'intera popolazione mondiale sia da sempre indottrinata da una elìte imperante che ci manipola attraverso le scuole, i mass media e, in special modo, la NASA che avrebbe il ruolo chiave di produrre finte missioni spaziali e finte immagini dello spazio. La Terra sferica sarebbe un inganno propinatoci fin da piccoli per non consentirci di conoscere la verità. Per corroborare il loro credo e per fare proseliti, da qualche tempo i flat-earthers stanno inondando internet di materiale multimediale che proverebbe, secondo quanto sostengono, la Terra piatta. Nonostante queste presunte prove siano campate in aria, riescono comunque a confondere ed a fare presa su molte persone che, per le ragioni più disparate, non sono equipaggiate con sufficienti conoscienze logico-matematiche utili a smascherare la truffa.
NOVITA'!: Finalmente, un po' di restyling del blog! Adesso potrete accedere agli articoli pubblicati, attraverso la home page, semplicemente cliccando sulla icona relativa
venerdì 8 settembre 2023
domenica 22 gennaio 2023
Confronto tra realta' e terra piatta: la foto della torre di Blackpool
Questa e' una foto diventata particolarmente famosa tra le evidenze in favore della Terra sferica, e che ha aiutato anche diversi terrapiattisti a ricredersi.
Si tratta di una immagine scattata da un fotografo professionista britannico, Stephen Cheatley, in cui vengono immortalate la torre di Blackpool e parte dell'isola di Mann con il rilievo piu' prominente, lo Snaefell, con una quota di 621 m s.l.m.
Una delle cose fondamentali relative a questa foto e' che abbiamo tutti i dati per poterla analizzare.
Oltre alle prominenze sull'isola di Mann, sappiamo esattamente il punto nel quale Cheatley si e' collocato per scattarla, forniteci dallo stesso fotografo.
Sappiamo, quindi, la quota del punto di osservazione (350 m s.l.m.) ed abbiamo anche le informazioni della torre di Blackpool (172 m s.l.m.).
Abbiamo anche le informazioni relative al parco eolico che si vede nella foto tra la torre e l'isola di Mann. Si tratta del West of Duddon Sands wind farm, per il quale e' possibile reperire la mappa della posizione delle pale eoliche e la dimensione delle turbine.
Insomma, abbiamo tutto cio' che ci serve per fare una analisi compiuta della foto per decidere quale forma della Terra la foto ci sta indicando.
La prima cosa che possiamo fare e' tirare giu' un grafico altimetrico da Google Earth del territorio tra il punto di osservazione e lo Snaefell, che rappresenta molto bene quella che dovrebbe essere il profilo su di una terra piatta.
Se usiamo la torre come metro di misura, notiamo che mancano circa 1 torre e mezza per raggiungere l'altezza della vetta dello Snaefell percepita dall'osservatore.
Proviamo ad usare un altro strumento molto utile, che e' il simulatore d'orizzonte avanzato di Bislin.
Inserendo i dati appena menzionati (quota osservatore, distanza dalla torre, altezza torre, distanza dall'isoal di Mann, altezza Snaefell) e' possibile simulare, in maniera molto schematica, cosa ci dovremmo aspettare su terra piatta e terra sferica. (l'analisi contempla anche l'aggiunta di rifrazione standard).
Analisi su terra piatta:
Come si puo' vedere, la simulazione di Bislin riproduce abbastanza esattamente quello che ci aspettavamo su terra piatta dopo aver visto il grafico altimetrico.
La simulazione su terra sferica, invece, e' assolutamente coerente con la foto.
Facciamo un'altra analisi. Questa volta solo su lato Terra sferica.
Adoperiamo UDEUSCHLE, potentissimo generatore di panorami su modello sferico.
Questa e' l'interfaccia dove vengono inseriti i dati:
E questo e' il risultato:
E' quasi perfetto! Ulteriore conferma che la foto e' coerente con il modello sferico.
Bene, adesso quello che manca e' di vedere come dovrebbe apparire questo panorama su Terra piatta.
A questo scopo, ho personalmente relaizzato una simulazione su softare di grafica 3D Blender, che ha un addon che permette di importare dati satellitari SRTM con passo di 30 metri.
Questa e' una schermata del software dove si vedono porzioni del territorio (solo quelle utili alla simulazione) con corrette distanze e quote.
Cio' che vede la telecamera collocata nel punto di osservazione e' il seguente rendering:
L'immagine rispecchia le osservazioni fatte sul grafico altimetrico e con il simulatore di Bislin.
La foto di Cheatley non puo' essere stata scattata su di una Terra piatta.
Tutte le verifiche dimostrano che quello scatto e' perfettamente coerente con il modello sferico a noi noto.
domenica 17 novembre 2019
American Moon- Le Fasce di Van Allen
Continuiamo con l'analisi del documentario AMERICAN MOON di Massimo Mazzucco.
Purtroppo ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare al blog, ma vi assicuro che gli articoli continueranno ad uscire, anche se con cadenza un po' dilatata.
Negli articoli precedenti, abbiamo affronato i tentativi un po' sconclusionati di refutare le evidenze a supporto degli allunaggi americani prodotte da vari debunker.
Oggi partiamo ad analizzare quelle che lo stesso Mazzucco definisce come PROVE CONTRO GLI ALLUNAGGI.
In diversi mi avete chiesto di continuare con l'analisi del documentario invece di passare alle domande pubblicate su LUOGO COMUNE.
Effettivamente, nel video ci sono molti più ragionamenti ed insinuazioni da chiarire di cui le domande non sono altro che l'estrema sintesi. Quindi, esaminando il video, risponderò automaticamente anche alle domande.
Partiamo, quindi, con il primo argomento di questo nuovo capitolo, un classico tra i moonlandinghoaxers: affrontiamo la questione delle Fasce di Van Allen.
Allacciatevi le cinture, perché l'articolo è piuttosto lungo.
UNA PRECISAZIONE IMPORTANTE:
Parleremo, ovviamente, di radiazioni ed esistono svariate scale di misura delle radiazioni atomiche. In questo articolo mi limiterò a riportare solo le scale utilizzate negli articoli di Van Allen e nei report della NASA durante le missioni Apollo. Menzionerò principalmente il RAD senza rapportarmi ad altre unità di misura, evitando di introdurre elementi di confusione nella analisi.
Ricordiamo brevemente cosa sono le Fasce di Van Allen, da chi e come sono state scoperte:
Le Fasce di Van Allen sono degli anelli (toroidi) che circondano la Terra e che sono costituiti da particelle atomiche ad alta radioattività provenienti dal sole ed intrappolate dal campo magnetico terrestre. Generalmente, sono due, concentriche, e la loro intensità dipende generalmente dall'attività solare.
Nel documentario si ribadisce il fatto che tutte le missioni spaziali con equipaggio sono sempre state effettuate in orbita bassa eccezion fatta per le missioni Apollo.
Questo è vero se parliamo di equipaggio umano, ma abbiamo già sottolineato in precedenza il fatto che, il 14 settembre del 1968, i sovietici inviarono, con la ZOND 5, due testuggini ed altri esseri viventi attraverso le fasce e che tornarono incolumi sulla Terra dopo un giro attorno alla luna.
Questo episodio viene sempre omesso dal giornalista. Come mai?
Possibile che, nelle sue ricerche, non abbia mai incontrato questa vicenda?
Oppure stonava con la narrativa e quindi è finito nell'oblio?
Viene naturale pensare che se altri esseri viventi meno resistenti, diciamo così, dell'uomo sono sopravvissuti per ben due volte all'attraversamento delle fasce, forse queste non sono così invalicabili.
Ma, proseguiamo.
Le fasce vennero scoperte nel 1958 grazie alla sonda Explorer I, progettata dal fisico statunitense James Van Allen. Questa venne messa in un'orbita eccentrica attorno alla Terra che andava da una quota minima di 360 km ad una massima di 2500 km.
Mazzucco mette subito enfaticamente in evidenza la descrizione, da parte dello stesso scienziato, della lettura anomala dei rilevatori montati sulla sonda durante l'attraversamento delle fasce a causa della elevata radiazione.
Sì, ma quanto elevata?
Non sembra che, al giornalista, prema evidenziarlo. L'intenzione appare quella di impressionare lo spettatore facendogli credere di trovarsi di fronte a qualcosa di incontrollabile.
Le prime conclusioni sulla analisi dei dati provenienti dalla sonda furono pubblicate l'anno successivo dallo stesso Van Allen sulla rivista SCIENTIFIC AMERICAN, dal titolo Radiation Belts around the Earth (Cinture radioattive attorno alla Terra). (Link)
Dopo aver descritto l'esperimento e la qualità dei dati acquisiti, Van Allen da la sua valutazione sulla pericolosità delle fasce, speculando su possibili soluzioni per la riuscita di future missioni spaziali.
Di seguito, riporto le conclusioni del documento:
"Le nostre misurazioni mostrano che il livello massimio di radiazione ottenute nel 1958 è equivalente ad un valore tra i 10 ed i 100 roentgens per ora, dipendente dalla proporzione ancora indeterminata di protoni ed elettroni. Poiché un essere umano esposto per due giorni ad anche 10 roentgen avrebbe solo un 50% di probabilità di sopravvivere, le cinture radioattive presentano, ovviamente, un ostacolo al volo spaziale.
Fintanto che non si troveranno soluzioni pratiche per schermare i viaggiatori spaziali dagli effetti delle radiazioni, è consigliabile che i razzi spaziali con equipaggio passino attraverso le zone prive di radiazione ai poli. Una eventuale "stazione spaziale" dovrà rimanere al disotto delle 400 miglia oppure oltre le 30.000 miglia dalla Terra.
Al momento stiamo progettando un satellite per testare l'efficienza di diversi metodi di schermatura. Il livello di rischio per i viaggi spaziali può non terminare anche dopo il superamento delle fasce terrestri.
Allo stato attuale di conoscenza, anche gli altri pianeti del sistema solare potrebbero avere campi magnetici comparabili a quello terrestre ed avere le proprie fasce. In ogni modo, la luna dovrebbe non averne, dal momento che il suo campo mangetico risulta flebile. Future sonde lunari ci forniranno maggiori informazioni su questo punto.".
Si tratta di una primissima analisi della natura delle fasce. Una esternazione a caldo, se così si può definire. Dal testo traspare una preoccupazione maggiormente dovuta alla conoscenza ancora limitata del fenomeno, piuttosto che dalla sua effettiva pericolosità. Di fatti, il documento rimanda ad ulteriori indagini di approfondimento per poter circostanziarne meglio il reale rischio per le future esplorazioni spaziali. Ci troviamo di fronte ad un cauto allarmismo dovuto, per l'appunto, ad una ancora scarsa conoscenza del fenomeno.
Nel 1961, James Van Allen pubblica un nuovo articolo intitolato THE DANGER ZONE -Earth is wrapped in deadly belts of radiation (LA ZONA PERICOLOSA - la Terra è avvolta da cinture radiattive mortali), frutto di nuove informazioni provenienti da nuovi lanci di sonde (Explorer IV, SputnikIII, Pioneer IV, LUNIK I) (Link)
Contrariamente all'altisonanza del titolo di questo documento, lo scienziato presenta una versione più blanda e ragionata della pericolosità delle fasce, dscrivendone la loro differente composizione e la diversa capacità di penetrazione delle radiazioni nelle due zone offrendo, questa volta, degli accorgimenti pratici per ridurre o evitare l'esposizione per i futuri viaggi spaziali.
Riassumo brevemente le informazioni utili riportate nel documento (se volete leggere l'originale, lo trovate qui:
- La fasce hanno una composizione piuttosto differente: Quella interna è costituita prevalentemente da ioni di protoni mentre quella esterna è composta da soli ioni di elettroni.
- gli ioni di protoni hanno una capacità penetrativa molto più rilevante rispetto agli ioni di elettroni.
- E' stata osservata una esposizione pari a 20 roentgen/ora nel cuore della fascia interna e svariate volte questa quantità nel cuore della fascia esterna, nel caso di impiego di una schermatura ordinaria per la strumentazione.
- Il livello di attenuazione nella fascia interna dovuto ad una schermatura in piombo da 4 g\cm² è piuttosto basso, mentre abbiamo una riduzione di 500 volte, quindi molto efficace, con la stessa schermatura nella fascia esterna.
Van Allen fa molte altre osservazioni sulla quota delle stazioni spaziali e sulla risposta dei satelliti in orbita nelle varie fasce, e va nel dettaglio sulle missioni spaziali.
L'articolo si conclude con l'analisi dell'influenza del sole e sulla sua attività che agisce sul livello di carica radioattiva delle fasce.
E' vero, come viene riportato nel video, che Van Allen parla di impossibilità di realizzare schermature efficaci nei confronti della elevata permeabilità delle radiazioni provenienti dalle radiazioni protoniche nella fascia più interna, ma questa frase viene riportata fuori contesto.
La frase si riferisce alla ABITABILITA' della fascia più interna, ovvero la possibilità di realizzare stazioni permanenti nella parte a maggior intensità radioattiva. Non sta parlando di un transito veloce e decentrato di una missione verso la Luna. Di fatti, lo scienziato chiude il paragrafo con una considerazione: "Hence, the inner zone must be classified as an uninhabitable region of space as far as man is concerned" che, tradotto, significa: "Quindi, possiamo classificare la zona interna come REGIONE INABITABILE, secondo la prospettiva umana.
Perché Mazzucco estrapola frasi senza verificarne il contesto?
Operazione molto simile viene fatta con un'altra frase del documento, messa in piena evidenza:
Questa bella frase virgolettata manca di una parolina molto importante all'inizio:
"HENCE", che significa "QUINDI".
Perché questa semplice parolina è così importante?
Ma perché denuncia il fatto che la frase è la conclusione di un ragionamento.
NON VIVE DI VITA PROPRIA, come ce la presenta Mazzucco.
Vediamo di cosa stava parlando James Van Allen:
"Ma, anche se l'equipaggiamento meccanico ed elettronico può operare all'interno delle aree ad elevata radiazione, un organismo vivente non può sopravvivere al danneggiamento di questo livello di radiazione. Quindi, tutti i tentativi di voli spaziali con equipaggio devono deviare nettamente da queste due fasce di radiazione fino a quando non saranno sviluppati mezzi di salvaguardia per gli astronauti."
A cosa si riferisce James Van Allen? Ma sempre alla possibilità di lavorare ed operare nelle zone a più alta intensità radioattiva, nel cuore delle fasce. Questo non ha niente a che fare con quello che è avvenuto con le missioni Apollo.
Abbiamo visto due frasi estrapolate dal documento e sradicate dal loro contesto ma, se uno legge per bene l'articolo, lo scienziato non sottolinea affatto l'impraticabilità delle fasce. Anzi, suggerisce chiaramente modi pratici ed operativi per evitare le zone a più alta radiazione.
Vediamo cosa dice James Van Allen in un'atra parte dell'articolo:
"La sonda Pioneer IV ha attraversato le fasce in 6 ore, di cui 2 ore trascorse nella fascia ad alta intensità, subendo una radiazione complessiva di 10 roentgen con una schermatura leggera di 1g/cm².
Ma questa esposizione è riducibile attraverso una traiettoria che evita di passare attraverso la fascia più interna e questo è piuttosto facile. Evitare la fascia più esterna è molto più difficile, ma ci sono "coni di fuga" verso i poli magnetici che permettono di ridurre l'impatto, anche se l'entità di queste zone non sono ancora state studiate approfonditamente."
Come mai, Mazzucco non riporta questo nel suo documentario?
Mi sembra più che evidente che ci sia stata una pesante operazione di cherry picking da parte di del giornalista sulla documentazione prodotta da James Van Allen, riportando frasi fuori contesto che risultavano allarmistiche ed evitando pedissequamente di menzionare le soluzioni operative suggerite dallo scienziato. E' chiaro che se uno non si va a leggere questi documenti rimanendo alla "sintesi" di Mazzucco, non può che farsi l'idea dell'impossibilità di superare le fasce, cosa assolutamente falsa.
Il documentario continua con diversi spezzoni, tutti rivolti ad enfatizzare la pericolosità delle fasce e l'impossibilità di attraversarle, nonostante le soluzioni proposte dallo stesso scienziato ed adottate dalla NASA siano ben note.
Qual è, quindi, il senso unico imboccato dal documentario di Mazzucco riguardo al problema "Fasce di Van Allen" e che lo porta a sostenere che sia un problema insormontabile?
Non è difficile da capire.
Il giornalista martella sulla pericolosità delle fasce, sulla necessità di dotarsi di adeguate protezioni e sulla arretratezza tecnico scientifica nel realizzare tali schermature.
Quindi, le fasce non possono essere superate.
Ma questo significa insistere con una idea precostituita mettendo il paraocchi, non significa fare una indagine giornalistica in cerca della verità.
Come abbiamo visto, la risposta al problema è contenuta nella stessa documentazione prodotta da James Van Allen ed è quella che è stata adottata dalla NASA, ovvero evitare per quanto possibile le fasce, specialmente quella interna.
Quindi tutto questo ribadire la necessità di imponenti schermature per passare nel bel mezzo delle fasce non ha veramente alcun senso.
Perché è così difficile accettare questo approccio?
Perché Mazzucco deve vestire la sua tesi precostituita. Questo è uno dei problemi che attanaglia l'atteggiamento complottista, ovvero quello di cercare unicamente evidenze che sembrino corroborare la propria tesi, facendo finta che non ci siano altre spiegazioni o risposte adeguate.
Per capirci: Con un attraversamento veloce, abbiamo un dosaggio finale molto meno elevato rispetto ad un attraversamento lento, perché la duata di esposizione è più corta.
Le missioni Apollo, oltre a passare marginalmente per le fasce di Van Allen, lo fecero anche in maniera relativamente veloce, aggirando la zona radioattiva in quasi due ore.
Questo comporta un ridotto tempo di esposizione, quindi una riduzione complessiva di esposizione alla radiazione.
Facciamo un esempio pratico con un calcolo:
Riporto un passaggio rettilineo attraverso le fasce, ripreso da un esercizio esplicativo della NASA.
Badate bene: questo attraversamento rettilineo non ha nulla a che fare con quelli effettuati dalle missioni Apollo, che furono molto più marginali, come avete visto nella immagine precedente.
L'esercizio che andremo ad eseguire serve a capire la dose di radiazioni assorbita in base alla durata del transito, al fine di valutare la pericolosità dell'esposizione.
Tenuto conto che una dose di radiazioni significativa ma non letale per l'essere umano si aggira intorno ai 200 Rad complessivi, facciamo un calcolo per capire quante radiazioni vengono assorbite passando attraverso le fasce, considerando una velocità di attraversamento di 25000 km/ora, pari a quella delle missioni Apollo, senza considerare alcun tipo di schermatura. Anche qui, non stiamo passando per il cuore delle fasce :
L'immagine riporta i colori di intensità radioattiva per le due fasce.
Nello specifico ed in ordine di intensità:
Blue = 0.0001 Rad/sec
Verde = 0.001 Rad/sec
Giallo = 0.005 Rad/sec
Arancione = 0.01 Rad/sec
Rosso = 0.05 Rad/sec
Vediamo il tempo di attraversamento delle varie zone e calcoliamo la dose di radiazione accumulata.
TEMPO DI TRANSITO TOTALE = 68.1 minuti
1 ora ed 8 minuti
Possiamo calcolare la radiazione relativa a questo transito:
Blu : 27.6 x 0.0001 x (60 secondi) = 0.17 Rad
Giallo: 21.4 x 0.005 x (60 secondi) = 6.42 Rad
Arancione: 15.3 x 0.01 x (60 secondi) = 9.18 Rad
Verde: 3.8 x 0.001 x (60 secondi) = 0.23 Rad
DOSE RADIAZIONI TOTALE = 16.00 Rad
Abbiamo ottenuto un valore che è di molto inferiore rispetto a quello che vi ho indicato all'inizio di 200 Rad che poteva rappresentare una soglia di pericolo.
Bene, il dosaggio misurato sugli astronauti durante tutte le missioni fu ancora più basso, tenuto conto che la fascia più interna (quella più difficile da schermare), venne completamente evitata, mentre il passaggio attraverso quella esterna fu più marginale e, come abbiamo già detto, essendo composta esclusivamente da ioni di elettroni, era di più facile schermatura con una riduzione degli effetti di circa 500 volte.
Riporto i valori delle dosi misurate durante le missioni tratte dal documento ufficiale relativo proprio all'esposizione degli astrunauti alle radiazioni:
Riguardo alle traiettorie marginali seguite dalle missioni Apollo indicate dalla NASA e riportate dai vari debunker, Mazzucco ha qualcosa da obiettare, sostenendo che è la stessa NASA a smentirsi.
Il giornalista riporta, ad esempio, un paragrafo del report della missione Apollo 14 (pagine 10-12 e 10-13) in cui si dice che la missione è passata nel cuore delle fasce. (Link)
Mi spiace dirlo, ma questa è disonestà intellettuale bella e buona.
La pretesa di prendere una retta e spararla in mezzo alle fasce pensando che rappresenti la descrizione di quanto viene detto nel report è ingenuamente ridicola. Dalla descrizione non si evince attraverso quali zone delle fasce il modulo sia passato.
L'affermazione secondo la quale la missione avrebbe attraversato il "cuore delle fasce" è del tutto generica. Può tranquillamente darsi che si sia optato di aggirare la fascia interna e passare più internamente rispetto a quella esterna, facilmente più schermabile.
Ma la cosa peggiore è che Mazzucco ribadisce il brutto vizio di riportare frasi fuori contesto per stravolgerne il senso.
Tale paragrafo esiste proprio perché la missione dell'Apollo 14 costituisce una ECCEZIONE in termini di traiettorie rispetto alle altre ed è stato inserito nel documento allo scopo specifico di spiegare le ragioni di un dosaggio più elevato (fino a 7 volte più elevato rispetto al dosaggio dell'Apollo 11). La frase riportata, non vive di vita propria, ma costituisce una delle motivazioni di questa eccezionalità.
Leggiamo cosa dice il report:
"La dose di radiazione per ciascun membro dell'equipaggio è stata approssimativamente di 1.15 rad sulla pelle e 0.6 rad ad una profondità di 5 centimetri di tessuto. Queste dosi sono le più ampie osservate in ogni missione Apollo. In ogni modo, sono ben al di sotto della soglia che necessiti di una attenzione medica. Le magnitudini delle dosi di radiazione sono state, a quanto pare, il risultato di due fattori: (1) La traiettoria dell'iniezione translunare era più vicina al piano dell'equatore geomagnetico rispetto alle missioni precedenti e, quindi, la navetta spaziale ha viaggiato attraverso il cuore delle fasce di radiazioni intrappolate. (2) La radiazione di fondo era più grande prima d'ora sperimentata. L'intera spettroscopia gamma sull'intero corpo è stata eseguita dopo il volo sull'equipaggio e non ha indicato alcuna radioattività indotta dai raggi cosmici."
Insomma, una ennesima forzatura doppiamente commendevole, per speciosità e genericità.
Abbiamo capito oramai, dove sta l'imbroglio da parte di Mazzucco nel citare il fisico americano.
Arrivati a questo punto, dopo aver letto attentamente e compreso i documenti prodotti da James Van Allen, dovremmo aver chiaro cosa scrive in questi due articoli:
il fisico statunitense non sostiene affatto che le fasce siano un problema insormontabile. Dice solo di evitare di passarci nel bel mezzo, soprattutto se non si hanno schermature particolari. Quindi, riportare frasi in cui bisogna schermarsi per passarci attraverso è pretestuoso.
Il pensiero di Van Allen è ulteriormente chiarito da due documenti del 2003 e 2004:
- Una richiesta rivolta a James Van Allen da parte del signor Lambert di chiarire esplicitamente la sua posizione sulla questione
- Una lettera inviata allo scienziato da parte di Jay Windley (autore del sito web Clavius), sulla quale Van Allen da una conferma firmata.
Vediamo cosa dicono.
Traduco:
Risposta del Professor Van Allen:
Caro Signor Lambert,
James A. Van Allen
Traduco:
Caro Dottor Van Allen,
Sono un ingegnere che ha assemblato un sito web http://www.clavius.org che risponde alle assurde affermazioni per le quali le missioni Apollo verso la luna erano un imbroglio. Come lei ben sa, una di queste affermazioni sostiene che gli astronauti non potevano attraversare incolumi le fasce di Van Allen, come fecero gli astronauti dell'Apollo. Pressappoco un anno fa, mi è stata passata una lettera che lei aveva scritto a qualcun altro nella quale dichiarava, tra le tante cose,"Il recente programma televisivo della FOX, che ho visto, rappresenta un assemblaggio ingenuo e di puro intrattenimento senza senso. L'affermazione secondo la quale l'esposizione alle radiazioni durante le missioni Apollo sarebbe stata letale per gli astronauti è solo un esempio di tale assurdità.".
Non ho alcuna ragione di dubitare sulla mia fonte originale, anche se rimpiango di aver smarrito la mia copia della sua lettera a lui. Poiché il virgolettato, che riproduco sul mio sito, è stato rpodotto, a sua volta, da qualcun altro, mi trovo nella posizione sconfortevole di non poter sostanziare questa fonte con autorità.
Un momento del suo tempo per confermare il quotato di cui sopra allieverebbe la mia preoccupazione. Chiaramente, chiunque abbia famigliarità con la scienza spaziale può confermare che la fasce di Van Allen non rappresentano un impedimento per le missioni Apollo, ma risulta importante per i miei lettori che un ricercatore della sua statura abbia risposto assertivamente a questa questione.
Grazie per la sua attenzione.
Il Dottor James Van Allen scrive di suo pugno sulla lettera, apponendo la sua firma:
Questa è una citazione assolutamente corretta dalla mia lettera.
Ma, vediamo quali altre cosi ha da dirci, Mazzucco, sulle fasce di Van Allen.
Viene riportata una dichiarazione del cosmonauta russo Boris Volinov, anche questo regolarmente preso fuori contesto, in cui dichiara la posizione dell'Unione Sovietica nei confronti dell'esposizione alle radiazioni cosmiche:
Ma qui si parla di radiazioni in genere, non delle fasce di Van Allen ed il fatto che i russi non avessero idea dell'effetto delle radiazioni e della permeabilità attraverso le pareti delle particelle dipende dal fatto che si trovavano molto indietro rispetto agli americani che, invece, avevano già mandato diverse navette senza equipaggio, attraverso le fasce ed attorno alla luna, misurando la dose di radiazioni.
Grazie agli accorgimenti sulle traiettorie proposte da James Van Allen, la NASA aveva assolutamente superato il problema delle fasce di Van Allen ed era molto più preoccupata dell'esposizione alla radiazione solare una volta superate le fasce. Questa attenzione si evince sempre nel documento APOLLO EXPERIENCE REPORT - PROTECTION AGAINST RADIATION del 1973 (lo stesso dove vengono riportati idosaggi), in cui viene presentato un grafico in cui è presentata la stima dell'intero dosaggio alle quali le missioni sarebbero state esposte, mettendo una particolare enfasi sulle radiazioni ad alta energia alle quali gli astronauti sarebbero stati esposti dopo il superamento delle fasce.
Quindi, le affermazioni inserite nel video, secondo le quali il problema delle radiazioni sembrò magicamente scomparire al momento del primo invio di astronauti oltre le fasce, è assolutamente risibile.
Ovviamente, secondo la linea già seguita nel documentario, si torna ad insistere sulla mancanza di protezioni nei confronti delle radiazioni e sullo spessore delle pareti, più sottili del normale (che poi, bisognerebbe capire cosa significa). Ma, su questo, abbiamo già argomentato in maniera esaustiva.
Veniamo alla questione successiva che, personalmente, trovo particolarmente assurda:
Gli astronauti delle missioni Apollo sembrano non preoccuparsi delle radiazioni.
Esattamente, di che cosa avrebbero dovuto parlare gli astronauti dell'Apollo 8, secondo il giornalista, durante il primo contatto a metà strada tra la Terra e la luna? Delle fasce di Van Allen?
Quello della esposizione alle radiazioni non era un problema che gli astronauti potevano controllare e risolvere ma, bensì, un vincolo di progettazione e pianificazione delle missioni da parte degli scienziati della NASA. Quindi, non aveva alcun senso che gli astronauti se ne preoccupassero.
Sebbene le radiazioni rappresentassero un rischio per la salute degli astronauti, questi non avrebbero comunque potuto mettere in atto alcun tipo di attività che permettesse loro di mitigare una esposizione non preventivata. Quindi, la loro preoccupazione poteva essere unicamente quella di arrivare sul suolo lunare e tornare sulla Terra sani e salvi.
La stessa assurda meraviglia si presenta qualche istante dopo, quando viene sottolineata la assenza di informazioni relative al passaggio attraverso le fasce nel report conclusivo della missione.
Dopo quanto già esposto, capite da voi quanto risulti fasulla questa frase.
Lo scopo del report era quello di descrivere tecnicamente dettagli ed operazioni eseguite durante la missione. Il problema delle Fasce di Van Allen riguardava la pianificazione delle missioni, non costituiva un dettaglio che potesse avere alcun tipo di rilevanza in un report sull'andamento della missione. Inutile ribadire che i pericoli preannunciati da Van Allen furono assolutamente presi in considerazione per tale pianificazione.
In conclusione, Mazzucco si domanda, in maniera un po' sarcastica:
Come mai le fasce continuano a rappresentare un problema per le future missioni, se i problemi sono stati già brillantemente risolti?
Al riguardo, ci mostra un filmato in cui Kelly Smith, un giovane ingegnere della NASA, illustra la pericolosità delle fasce e lo studio di schermature che permetteranno alle future missioni Orion di poterci passare attraverso.
Sta tracciando una traiettoria che evita le fasce di Van Allen, oppure un'orbita che ci finisce proprio nel mezzo?
Io, adesso, non conosco quali siano i piani per le orbite e traiettorie delle missioni Orion, ma mi sembra abbastanza chiaro che, dalla descrizione fatta e dalle linee tracciate, non ci sia proprio l'intento di evitare le fasce, ma addirittura di orbitarci nel mezzo. Questo apre problematiche e scenari completamente diversi rispetto a quelli delle missioni Apollo.
Le missioni Orion hanno una prospettiva del tutto differente rispetto a quelle del passato. Costituiscono un cambio progressivo degli obiettivi da raggiungere, che partono dalla luna ed arrivano fino a Marte con mesi, se non anni di viaggio nel sistema solare con esposizione a raggi cosmici ed assenza di gravità perdurante. Riuscire ad orbitare nella zona ad alta radiazione delle fasce di Van Allen costituisce quasi un test di prova per schermature che dovranno proteggere da radiazioni ben più penetranti.
La conclusione che traccia Mazzucco alla luce delle informazioni arbitrarie fornite durante la sua disamina è che, in sostanza, il problema legato alla pericolosità delle fasce sia stato negato esclusivamente per mettere in piedi l'imbroglio delle missioni Apollo.
Spero che abbiate capito che non è affatto così. Le fasce erano e sono sempre state pericolose. Ciò che è cambiato è l'approccio con il quale viene affrontato questo pericolo:
O si cerca di evitarle, come fecero le missioni Apollo, oppure si creano schermature adeguate, come intende fare la NASA per le future missioni Orion.
Cosa possiamo dire al riguardo del commento sulle affermazioni degli astronauti moderni che, secondo Mazzucco, dicono curiosamente che, al momento, non siamo in grado di andare oltre l'orbita bassa?
Ma se l'astronauta dice che AL MOMENTO non ci sono mezzi per andare oltre l'orbita bassa, vuol dire che nessuno ci è mai andato?
Oppure significa che, in questo particolare momento storico, non ci sono missioni con vettori progettati per raggiungere obiettivi oltre l'orbita bassa?
Siamo ad una analisi logica del significato di una frase la cui difficoltà si risolve alle medie e trovo questo piuttosto imbarazzante da parte di una persona che si vanta di essere un giornalista investigativo.
Chiudiamo questa carrellata con l'intervista ad Alan Bean, astronauta della missione Apollo 12 che, in un attimo di confusione, dimostra di non sapere dove si trovano le fasce di Van Allen e nemmeno di averle attraversate.
E' così strano, come dichiara la voce narrante nel documentario, che Bean non sappia? Oppure, in questo caso, sta avendo un momento di sincerità lasciando trapelare di non aver mai attraversato le fasce di Van Allen?
Io penso proprio che non ci sia nulla di strano.
Come già detto, le fasce di Van Allen non erano una preoccupazione degli astronauti. Erano un problema di pianificazione delle traiettorie delle missioni. Gli astronauti avevano altro a cui pensare durante le missioni e probabilmente non gli balenò nemmeno nella testa il fatto che stavano superando, anche se marginalmente, le fasce.
Oltretutto, come tutti sappiamo, le radiazioni sono assolutamente invisibili. Sicuramente gli astronauti non ebbero alcuna riscontro percettivo delle radiazioni nel mentre le stavano superando.
Quindi, quello delle fasce non poteva che essere un ricordo sbiadito di scarsissima importanza nella mente di Alan Bean durante l'intervista rilasciata a Siebel.
Bene, anzi, male.
Perché per riuscire a mettere in fila tutte le questioni ed a chiarirle, ci vuole molto tempo.
Perché è molto più facile fare accuse vaghe e generiche estrapolando frasi da documenti, decontestualizzandole e stravolgendone il senso, che spiegare le cose puntualmente e con argomentazioni che si reggono in piedi.
Con la questione Fasce di Van Allen, Mazzucco ha piazzato la cosiddetta MONTAGNA DI MERDA, capace di covincere persone poco avvezze all'analisi critica ed all'approfondimento e difficile da evacuare.
Se siete arrivati sani e salvi alla fine di questo articolo, vi faccio i complimenti.
Ci vediamo al prossimo capitolo.
mercoledì 25 settembre 2019
American Moon - le tesi in favore degli allunaggi - terza parte
Ma veniamo all'ultimo punto rimasto in sospeso:
Le immagini provenienti dalle sonde in orbita attorno alla luna, dimostrano che le missioni sono reali.
Ci sono due tipi di evidenze che supportano questa tesi:
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| Comparazione Kaguya - Apollo 15 |
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| Comparazione Kaguya Apollo 17 |
M. Mazzucco
Questo materiale non può essere utilizzato in favore degli allunaggi per diversi motivi:
Come riporta Wikipedia:
Su questo ultimo punto, la NASA ritenne opportuno produrre delle linee guida contenenti una serie di Raccomandazioni per la protezione e la preservazione degli artefatti del governo statunitenze di importanza storica e scientifica. Qui trovate il PDF:
https://www.nasa.gov/pdf/617743main_NASA-USG_LUNAR_HISTORIC_SITES_RevA-508.pdf
Si tratta di indicazioni sui limiti di distanza da mantenere dai siti degli allunaggi e di sorvolo dei siti stessi nelle fasi di atterraggio.
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FE DELUSION
Bene, affrontiamo queste ultime contestazioni.
1. Confronto tra foto-scattate-sulla-luna e ricostruzioni-KAGUYA.
L'unica cosa che possiamo fare, quindi, è ragionare sulle recriminazioni di Mazzucco:
Bene,vediamo il perché tale ipotesi è da scartare.
Dubito fortemente che questa cosa possa essere realizzata su di un plastico di luna appeso al soffitto con annessa ombra del modulo che sta atterrando.
La sabbia e l'ombra del modulo sono riscontrabili in tutti e sei gli allunaggi:
Apollo 11: https://youtu.be/RONIax0_1ec
Apollo 12: https://youtu.be/kFSa6vUix70
Apollo 14: https://youtu.be/oZZe-xXx9_o
Apollo 15: https://youtu.be/AxqKlDsgMzc
Apollo 16: https://youtu.be/JSXhb3J05ps
Apollo 17: https://youtu.be/A7y5feeMvEo
Bene, penso che l'inconsistenza dell'obiezione di Mazzucco su questo punto sia di facile percezione.
Passiamo al secondo punto.
2. Foto scattate dall'LRO con i siti degli allunaggi.
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2011/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2012/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2014/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2015/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2016/feature_highlights
http://lroc.sese.asu.edu/featured_sites/lroc_features/Apollo%2017/feature_highlights
Apollo 11
Apollo 12
Apollo 14
Per essere chiari:
https://www.universetoday.com/93375/china-unveils-high-resolution-global-moon-map/
https://timesofindia.indiatimes.com/india/chandrayaan-2-orbiter-to-provide-high-resolution-images-isro/articleshow/71029038.cms
Perché la conquista della luna parte adesso.


















































